Nuovo governo, nuovo giro di poltrone per alcune delle più importanti partecipate del Tesoro. Sono in scadenza infatti i vertici di Eni, Enel, Terna, Poste, Leonardo-Finmeccanica. Sono quindi appesi ad un filo gli amministratori delegati Claudio De Scalzi (Eni), Francesco Starace (Enel), Matteo Del Fante (Terna), Mauro Moretti (Leonardo-Finmeccanica) e Francesco Caio (Poste). Sul loro futuro si deciderà infatti con l’assemblea per l’approvazione dei bilancio 2016, cioè ad aprile del prossimo anno quando gli assetti di potere romani saranno ben diversi da quelli attuali. E nel 2017 il futuro premier, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, dovrà anche proporre al presidente della Repubblica il nome del futuro governatore di Bankitalia e quello del numero uno di Consob.

Al momento, le poltrone più calde sono senza dubbio quelle di Claudio De Scalzi e Mauro Moretti. Il primo porta a casa risultati deludenti per l’Eni legati a doppio filo con la flessione del prezzo del greggio. Inoltre la sua strategia di dismissioni, finalizzata a garantire dividendi al Tesoro, non è gradita a chi sostiene che vendere pezzi del gruppo sia poco producente in un’ottica di lungo periodo. Moretti, invece, ha sulla testa la spada di Damocle della richiesta di condanna a 16 anni per omicidio colposo nella strage di Viareggio avvenuta quando il manager, ex sindacalista, era amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato. La sentenza è attesa per gennaio.

Più defilata la posizione di Francesco Starace, candidato fino a pochi giorni fa a diventare l’erede naturale di De Scalzi all’Eni. Starace è un “sorvegliato speciale” del Movimento 5 Stelle perché nelle sue mani ha il dossier dello sviluppo della banda ultralarga sul quale i grillini vorrebbero accelerare. Magari grazie ad un uomo di fiducia ai vertici dell’Enel. Tempi duri anche per Francesco Caio, che da tempo era in rotta di collisione con l’ex premier nonostante la disponibilità finora dimostrata nel sostenere la stabilità con operazioni come l’acquisto di Anima da Mps o la proposta di rilevare Pioneer da Unicredit. Più solida la posizione della presidente, Luisa Todini, ex parlamentale Pdl che può contare sul supporto dell’area berlusconiana.

Nonostante l’addio del premier, possono per il momento dormire sonni relativamente tranquilli il gruppo di manager che Renzi ha nominato in tempi più recenti. Fra questi, ad esempio, l’ad di Ferrovie, Renato Mazzoncini, che l’ex premier ha voluto ai vertici del gruppo pubblico a dicembre 2015. E poi ancora il numero uno di Invitalia, Domenico Arcuri, che è stato confermato presidente e ad del carrozzone di Stato ad agosto di quest’anno. Senza dimenticare i vertici di Sace, nominati a luglio del 2016, quelli della Rai (agosto 2015), di Fincantieri (maggio 2016) e di Cassa Depositi e Prestiti (luglio 2015) le cui sorti restano però legate al governo che verrà.

Sullo sfondo rimane poi anche la delicata partita delle autorità di vigilanza. Fra le scadenze più importanti c’è quella del governatore della Banca d’Italia: il mandato di Ignazio Visco scadrà infatti a fine 2017, cioè dopo sei anni di distanza dalla nomina fatta dal presidente Giorgio Napolitano durante l’ultimo governo di Silvio Berlusconi. L’incarico è rinnovabile una sola volta, ma è improbabile che Visco riesca a spuntare un bis. Per la fine del prossimo anno, il nuovo governo dovrà occuparsi anche di Consob dove però il mandato dell’attuale presidente, Giuseppe Vegas, non è rinnovabile. Prima ancora, però, andrà sostituito il commissario Paolo Troiano che si è dimesso nelle scorse settimane, riportando la commissione di vigilanza dei mercati in una situazione di anomalia decisionale, visto che il voto del presidente, in caso di parità, vale doppio. Facoltà che ne determina la prevalenza assoluta sulla commissione in una situazione, come l’attuale, in cui il numero dei commissari è sceso a quattro. E poi dei vertici dell’Agcom dove il consiglio presieduto da Angelo Cardani è a ranghi ridotti dopo la prematura scomparsa del commissario Antonio Preto. Resterà invece ancora a lungo in sella il presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, il cui mandato dura sei anni a partire dalla nomina, avvenuta il 4 aprile 2014. Salvo naturalmente che Cantone non sia destinato ad altri incarichi.