Si sono svolte a Roma all’Auditorium Parco della Musica di Roma, le finali della 15esima edizione del “Premio Fabrizio De André” che si avvale della collaborazione di Dori Ghezzi nella veste di presidente della Giuria. I Negrita hanno ricevuto il “Premio De André alla Carriera”, Clementino il “Premio per la reinterpretazione dell’opera di Fabrizio”.

“Paura. Molta paura”, è la prima sensazione che il cantante dei Negrita, Paolo Bruni in arte “Pau” ha provato quando hanno comunicato alla band di essersi aggiudicati il Premio De André alla carriera. “Subito dopo mi è riaffiorato alla mente il ricordo di quando con Cesare (Petricich, il chitarrista della band, ndr) andavamo raccattando i primi strumenti musicali, prestati dagli amici o dagli zii. Fabrizio De André per la mia generazione è stato un nome di riferimento, soprattutto per chi imbracciava una chitarra per la prima volta e provava a cantare. In seguito, quando abbiamo messo su la band, abbiamo intrapreso una carriera che con la poesia e l’arte di De André ha avuto poco a che fare, per questo mi è sembrato strano che ci dessero questo premio. Pensavo fosse destinato a chi fa della musica cantautorale il proprio verbo, però evidentemente c’è un’apertura mentale nella Fondazione De André che credo faccia bene alla musica. Perché ghettizzare la musica è un controsenso, essa nasce per unire le persone, e le etichette sono state fatte per semplificare le cose, ma anche per dividere…”.

Cos’è che ha rappresentato per voi Fabrizio De André?
Assieme alla schiera dei cantautori è riuscito a dare dignità letteraria alla forma-canzone e a dar luogo a quel “Big Bang” che ha prodotto in seguito molte altre figure. De André e gli altri hanno rotto con la tradizione che considerava la canzone più vicina alla canzonetta iper popolare e commerciale. Il loro merito è stato quello di prendere la lingua italiana, masticarla e poi tirare fuori concetti, espressioni e temi che la canzone italiana non aveva mai affrontato fino a quel momento. I cantautori sono l’anno zero da cui è nata una nuova cultura che arriva ai giorni nostri.

Qual è l’elemento che avvicina la musica dei Negrita a quella di De André?
Non saprei dirtelo, ma quel che posso affermare è che nel 2001 incidemmo un disco che era molto rock e piuttosto scuro, ma che aveva un brano intitolato A un passo dalle nuvole in cui è presente una citazione di De André e mi ha fatto piacere, a distanza di anni, ricevere questo premio.

Quali sono il disco o le canzoni che preferisci di De André?
Le canzoni a cui sono particolarmente legato sono Bocca di Rosa, che da ragazzino mi poneva di fronte a certe domande: del resto era la prima volta che sentivo parlare di una prostituta e in quel caso l’orecchio si aguzza, forse anche per i primi pruriti sessuali. Poi Il Pescatore perché c’è stato un periodo in cui con il gruppo del paese cominciavano a spuntare fuori le prime chitarre che erano il trampolino di lancio per le prime pomiciate. La chitarra classica era un’attrattiva importante, c’era aggregazione, un contatto diretto con le emozioni di tipo musicali e amorose. La Guerra di Piero invece è un brano cui sono molto legato perché nel periodo in cui l’ho ascoltata per la prima volta erano ancora vivi i miei nonni che mi raccontavano le loro storie di guerra. A quell’età era difficile per me immaginare quelle persone anziane da militari, con le divise addosso, mentre obbedivano a qualcuno più importante di loro, perché ovviamente i miei nonni erano della fanteria più becera, forse della stessa categoria di Piero e del suo antagonista che gli spara addosso. È una canzone che mi ha segnato per questo parallelismo personale.

Voi siete una band che dà il meglio di sé dal vivo: qual è la vostra opinione sulla vicenda del Secondary Ticketing?
Se fosse un mondo normale certe cose non dovrebbero esistere, il bagarinaggio è di per sé un’attività illegale, speculativa, piuttosto odiosa anche perché poi molto spesso ci rimettono gli artisti o l’immagine che la gente ha degli artisti. Il cyber-bagarinaggio è un’attività ancora più grave, perché da questo si capisce quanto la comunità internazionale mostri il fianco quando si parla di materia digitale. Non esiste una normativa che possa far chiudere baracca a questi personaggi e questi non avendo ostacoli trovano sempre un collaboratore – in Italia ne trovano tantissimi, essendo molto portati a delinquere – che ha nel dio denaro il punto di riferimento e che li favorisca.

In Italia almeno fino al prossimo 4 dicembre politicamente siamo bloccati sulla faccenda del referendum costituzionale: voi Negrita come vi schierate?
È una domanda alla quale non vorremmo rispondere perché è stata fatta una fiera attorno a questa vicenda. Come se tutta l’Italia non pensi ad altro che a questo referendum. In realtà interessa solo ai politici e ai media che li seguono a ruota, la parte del Sì accusa quella del No di voler bloccare il Paese e di renderlo immobile, mentre quella del No risponde che quelli del Sì vogliono manipolare la Costituzione per avere un proprio tornaconto. Sui giornali, poi, vengono pubblicate le liste di persone note che appoggiano l’uno o l’altro schieramento, ponendoli come avversari o nemici giurati, ma bisogna tornare coi piedi per terra e ricordare che è solo un referendum nel quale personalmente voterò No. Era molto più importante il referendum in cui si doveva scegliere tra monarchia e Repubblica. Molto di più.