Politico.com lo ha dipinto così nei giorni scorsi: un regalo di Natale anticipato a Wall Street. Steven Mnuchin, direttore finanziario della campagna elettorale di Donald Trump, ex partner di Goldman Sachs, produttore cinematografico, ha confermato di essere stato scelto per guidare il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Una conferma arrivata in maniera irrituale, come molte delle iniziative comunicate finora dal futuro capo della Casa Bianca, durante un’intervista rilasciata all’emittente televisiva Cnbc. Cui Mnuchin ha dato, anche in questo caso fuori da ogni protocollo, anche un’altra notizia: anche l’investitore miliardario Wilbur Ross è entrato nella squadra di governo come ministro del Commercio. L’amministrazione Trump ha, invece, ufficializzato la nomina di Elaine Chao a segretario ai Trasporti.

Primo obiettivo: la riforma fiscale. Un taglio massiccio e generalizzato delle tasse sulle imprese americane per stimolare la crescita e creare posti di lavoro. L’obiettivo, ha detto Mnuchin alla Cnbc, è la riduzione dell’aliquota dal 30% al 15%. In linea con le promesse fatte da Trump in campagna elettorale. “Sarà la più grande rivoluzione fiscale dai tempi di Ronald Reagan“, ha proseguito. “Tagliando le tasse delle imprese creeremo un’enorme crescita economica”, con il Pil che “dall’attuale 3,2% arriverà ben presto al 4%“, ha aggiunto. Non ci sarà “un taglio assoluto” delle tasse sui più ricchi, ma “ogni riduzione per i redditi più alti sarà bilanciata da minori deduzioni”. La riforma fiscale, ha proseguito, andrà soprattutto a vantaggio soprattutto della middle class, con grosse agevolazioni per le famiglie con figli.

Secondo punto del programma, la riforma di Wall Street: “Vogliamo abolire tutte quelle regole della legge Dodd-Frank che ostacolano i prestiti delle banche soprattutto verso le piccole imprese”, ha detto Mnuchin riferendosi al provvedimento faticosamente varato dall’amministrazione Obama per regolamentare l’attività degli istituti finanziari dopo la crisi finanziaria del 2007-2008. “Questa sarà la priorità numero uno sul fronte della regolamentazione”, ha aggiunto.

Anche Ross ha delineato le linee guida del proprio dipartimento. Basta agli “stupidi accordi commerciali” che gli Usa hanno con molti Paesi, a partire “dall’orribile Trans-Pacific Partnership”, ha detto il neo-segretario al Commercio alla Cnbc, spiegando di non voler sentir parlare di “protezionismo”. “Che ci crediate o no – ha detto Ross – il Messico ha migliori accordi commerciali degli Stati Uniti. Porremo rimedio a questa cosa, sbarazzandoci di tariffe e dazi che ostacolano l’export delle imprese Usa”. Il Ttp, quindi, non verrà attuato, perché che sono preferibili negoziati bilaterali con i Paesi firmatari. Quanto al Nafta, l’accordo di libero commercio tra Usa, Canada e Messico, “va rinegoziato”. La Gran Bretagna, ha aggiunto, è “un partner molto importante”, un Paese “con cui abbiamo relazioni molto speciali: penso ci sarà uno sviluppo molto interessante”.

Nel comunicato pubblicato dal team di transizione presidenziale, Trump – che ha annunciato su Twitter la decisione di “lasciare tutte le aziende per evitare ogni conflitto d’interessi” – ha detto che la squadra annunciata oggi sarà cruciale per un programma “che creerà oltre 25 milioni di posti di lavoro nei prossimi 10 anni”.

Steven Mnuchin, il banchiere ex Goldman Sachs – E’ il terzo uomo di Goldman Sachs ad occupare questa poltrona, dopo Henry M. Paulson Jr., sotto il presidente George W. Bush, e Robert E. Rubin, con Bill Clinton. Senza alcuna esperienza di governo alle spalle, Mnuchin era entrato nella campagna di Trump lo scorso maggio come presidente del comitato finanziario, primo impegno in politica dell’ex banchiere diventato produttore cinematografico che in passato aveva finanziato campagne di democratici. Ha avuto un ruolo fondamentale nel fundraising della parte conclusiva, e decisiva, della campagna ed anche nella stesura della proposta per la riforma del codice tributario.

Munchin ha ovviamente stretti legami con Wall Street e la sua nomina appare quindi in contrasto con gli argomenti e le promesse di Trump contro gli interessi speciali. Durante la campagna elettorale, il presidente eletto infatti ha più volte attaccato le grandi banche, e Goldman Sachs in particolare, ed invocato la restaurazione della legge Glass-Steagall, che era stata abrogata ai tempi della presidenza di Bill Clinton, che divideva le banche commerciali da quelle di investimento. In uno spot elettorale, il magnate aveva dipinto il chief executive di Goldman Sachs come la personificazione dell’elite globale che aveva “derubato la working class”. Senza contare che Mnuchin ha guidato una delle banche al centro della crisi dei mutui, la OneWest Bank, che è stata accusata di comportamenti discriminatori nei confronti dei clienti afroamericani per i pignoramenti.

Wilbur Ross, il re della bancarotta – Per alcuni è il ‘salvatorè di centinaia di aziende e migliaia di posti di lavoro. E nella Rust Belt c’è chi lo considera una sorta di eroe, da sempre pronto a rischiare i propri soldi per non far morire alcune realtà produttive. Per altri è solo un avvoltoio, un cinico investitore che fiuta le imprese fallite che possono dare profitti. Quindi le rileva e le rilancia a scapito dei lavoratori – a colpi di tagli al personale e di strette su salari e pensioni – per poi rivenderle a peso d’oro. Wilbur Ross, 78 anni, a capo di un fondo di private equity, è da sempre un personaggio molto discusso. L’ultima volta che si era parlato di lui era stato in agosto, quando Ross patteggiò una multa da 2,3 milioni di dollari con la Sec, l’autorità di Borsa.

Ma la vicenda più nera della sua carriera fu quella della catastrofe della miniera di Sago Mine, in West Virginia, nel gennaio 2006, quando a seguito di un’esplosione morirono 12 minatori rimasti intrappolati. L’accusa fu quella di scarse misure di sicurezza. Ross uscì indenne dalla vicenda e vendette le miniere nel 2011 per 3,4 miliardi di dollari. Tra le sue operazioni più significative e spericolate, poi, l’acquisto nei primi anni 2000 di numerose imprese del settore dell’acciaio in crisi poi vendute al colosso Mittal per 4,5 miliardi di dollari. E ancora nel 2008, nel pieno della crisi finanziaria, l’acquisizione di quote di diverse banche americane ed europee fallite (tra cui Bank of Ireland da cui ebbe un ritorno di 600 milioni di dollari). Tutte mosse che hanno portato la sua ricchezza personale a 3 miliardi di dollari, un po’ meno dei 3,7 miliardi di Trump, secondo Forbes.

Non sarà un compito facile quello dei membri del Congresso che saranno chiamati a confermare l’eventuale nomina di Ross. Molte saranno le domande sul suo passato e sulla sua attività, che rischiano di entrare in conflitto con un ruolo di governo molto dedicato. Senza contare il conflitto di interessi legato alla partecipazione di Ross a parecchi consigli di amministrazione di aziende che vanno dal settore energetico a quello dell’acciaio. Tutte cariche dalle quali dovrebbe defilarsi. Come inevitabile sarà un distacco dalla sua attività di investitore, il prezzo da pagare per aver accettato di gestire l’unica vera battaglia sulla quale Trump al momento non sembra voler arretrare: quella contro la globalizzazione e per l’uscita degli Usa dai principali accordi di libero scambio. E quella della linea dura su dazi e cambi contro la Cina.

Elaine Chao, ex segretaria al Lavoro di George Bush – Chao, che era stata segretaria al Lavoro durante il governo di George W. Bush (2001-2009), aveva già lavorato al ministero dei Trasporti come vice segretaria. Per motivare la sua scelta, Trump ha spiegato che Chao ha “un’esperienza senza paragoni” per questo incarico ed è dotata di un “grande passato di forte leadership ed esperienza”. Il presidente eletto ha sottolineato poi il ruolo che giocherà per “ricostruire le infrastrutture“. Quando venne scelta come segretaria al Lavoro da Bush, Chao divenne la prima cittadina statunitense di origine asiatica a ricoprire un incarico di governo negli Stati Uniti.

Nata a Taiwan e trasferitasi con la famiglia negli Stati Uniti quando aveva 8 anni, Chao è moglie del senatore Mitch McConnell, capo del partito Repubblicano al Senato dal 3 gennaio 2015. Dovrà quindi negoziare con il marito per ottenere il sostegno del Congresso, finora riluttante, alla promessa elettorale di Trump di investire 1.000 miliardi in progetti infrastrutturali tesi a rinnovare le reti stradali, ferroviarie e il sistema dei ponti del Paese nei prossimi 10 anni e creare posti di lavoro. “Il presidente eletto ha prospettato un chiaro progetto per trasformare le infrastrutture del nostro Paese, accelerare la crescita economica e la produttività e creare posti di lavoro ben pagati in tutto il Paese”, ha dichiarato la nuova ministra. Ma la cosa non sembra preoccupare il leader del Gop al Senato: “Non mi auto-escluderò dai negoziati”, ha affermato sottolineando di ritenere la scelta della moglie come segretario ai Trasporti “straordinaria”.