Monsignor Fisichella ringrazia le istituzioni per l’apporto al Giubileo, ma dimentica il Comune. Il Papa riceve al Palazzo apostolico tutti gli organizzatori e collaboratori della manifestazione, ma Virginia Raggi non è tra gli invitati. Due indizi non fanno ancora una prova, ma la luna di miele fra il Vaticano e il Comune di Roma a guida M5s sembra finita. Anche se in Campidoglio minimizzano i (presunti) problemi con la Santa Sede: nessuna reazione ufficiale. La freddezza degli ultimi giorni si può comunque ricondurre alla celebrazione dell’Anno Santo, ricorrenza che ha sì portato nella Capitale circa 20 milioni di pellegrini, ma non è stata propriamente un successo per il Vaticano. Tantomeno per il Comune, visto che l’amministrazione non è neanche riuscita a spendere in tempo utile tutti i finanziamenti arrivati dal governo (l’assessore al Bilancio Andrea Mazzillo sta cercando adesso di recuperarli per altri progetti).

Lunedì 28 novembre Papa Francesco ha salutato nella Sala Clementina i rappresentanti delle istituzioni che avevano partecipato a vario titolo all’organizzazione dell’Anno Santo. C’era la Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Interno, anche la Regione Lazio con il governatore Nicola Zingaretti. C’erano oltre 400 persone, ma non Virginia Raggi. Un’assenza che non poteva passare inosservata e che poi è stata motivata ufficialmente dall’ufficio stampa della Santa Sede: “Non era previsto che fosse presente la sindaca perché il Campidoglio era rappresentato dalla vicecapo di gabinetto, Virginia Proverbio, componente del tavolo tecnico”.

Il mancato invito si somma allo sgarbo istituzionale di una settimana fa, quando l’arcivescovo Rino Fisichella, in occasione della chiusura dell’Anno Santo, aveva omesso dai ringraziamenti il Comune. Rispondendo seccamente a chi chiedeva spiegazioni: “Il mio testo parla chiaro”. Il Vaticano ritiene che, mentre governo e Ministero hanno fatto appieno la loro parte nell’organizzazione, il Comune sia stato carente in tutte le iniziative di supporto. E questa irritazione, indirizzata alla gestione commissariale di Tronca, si è poi estesa anche alla giunta Raggi. Così si spiega la freddezza delle ultime dichiarazioni. Stavolta, in realtà, un cenno di distensione da parte del Pontefice è pure arrivato: Papa Francesco ha ringraziato tutte le istituzioni e la “segreteria tecnica che raccoglieva varie istanze amministrative tra cui il Comune di Roma”. Il nome della Raggi, però, non è stato mai citato. Così come non c’era lei all’evento.

Sembrano lontanissimi, ormai, i tempi in cui il Vaticano appoggiava più o meno esplicitamente la Raggi. Eppure non sono passati neppure sei mesi da quando il cardinale di Stato Pietro Parolin augurava “ogni successo” alla futura sindaca; in campagna elettorale un po’ tutta la Chiesa si era schierata dalla parte dell’esponente del Movimento 5 stelle. E non a caso proprio in Vaticano la Raggi aveva scelto di tenere la sua prima uscita ufficiale dopo l’insediamento, lo scorso giugno. Quasi a sancire una nuova alleanza che avrebbe sicuramente fatto comodo alla sindaca nei suoi primi mesi di mandato. Qualcosa, però, si poi incrinato nei rapporti fra Campidoglio e Santa Sede. Di certo negli ambienti ecclesiastici non avrà fatto molto piacere l’attacco di Beppe Grillo, che giusto qualche settimana fa aveva auspicato che la Raggi facesse pagare le tasse al Papa per i Musei Vaticani (dimenticando che la loro proprietà non è del Comune). E infatti successivamente a quelle parole è precipitata la situazione sulla chiusura del Giubileo, sancendo lo strappo.

Il feeling tra Raggi e Vaticano sembra essersi deteriorato pian piano (la sindaca non ha preso parte a diversi appuntamenti). Ma in ambienti M5s fanno spallucce: “Sapevamo di avere tutti contro”, ripetono, alimentando la teoria dell’accerchiamento.

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