Il Comune di Roma a guida M5s dice no alla riforma costituzionale. E l’assemblea capitolina diventa una bolgia. Attivisti e consiglieri del Movimento 5 stelle che esultano, sostenitori del Pd inferociti. Il più scatenato di tutti è il deputato dem, Marco Miccoli: “Fascisti, fascisti”, grida contro i consiglieri e il presidente d’aula Marcello De Vito, che tra sospensioni e minacce di sgombero deve sudare per portare a termine l’assemblea, con i consiglieri del Partito Democratico che decidono di lasciare l’aula in segno di protesta. Oltre tre ore per votare una mozione che non avrà conseguenze concrete sul governo della Capitale.

Roma, Fassina: “Voto mozione M5s sul No al referendum”. Bagarre in Aula: “Venduto”

In realtà non si trattava di un atto come altri, ma della mozione n. 64 firmata dal capogruppo in Consiglio comunale Paolo Ferrara e un’altra decina di consiglieri pentastellati contro la riforma costituzionale, che impegna la sindaca a “esprimere ai presidenti delle Camere l’allarme dell’assemblea capitolina per la deriva autoritaria in atto” a causa di una riforma che “lede profondamente i diritti dei cittadini”. Una sorta di manifesto della battaglia per il No del Movimento 5 stelle, parte della strategia comunicativa che sta impegnando in prima linea Virginia Raggi (dopo il video su Facebook e la partecipazione alla marcia di sabato, oggi anche un’intervista in inglese rilasciata alla Cbs). Anche se oggi la sindaca non si è fatta vedere in Consiglio. Un atto puramente dimostrativo, visto che di qui a domenica non ci sarà tempo per nessun incontro e dopo il voto chissà cosa succederà. Ma tanto è bastato per gettare nel caos l’Aula Giulio Cesare.

Al comune di Roma passa la mozione per il No al referendum. Opposizioni escono dall’Aula

In Campidoglio non si sono presentati solo i consiglieri, ma anche decine di supporter di uno schieramento e dell’altro. Gli iscritti del Pd a destra, gli attivisti del Movimento 5 stelle (con tanto di felpa ufficiale “Io dico no”) a sinistra. In mezzo il dibattito tra maggioranza e opposizione, con toni durissimi. “Dovremmo occuparci della nostra città, avete trasformato questa sala in una vetrina per le idee di Beppe Grillo“, attacca la capogruppo Pd, Michela Di Biase. “Chi c’era prima di noi difendeva Buzzi e Carminati, oggi Roma ha una maggioranza che difende la Costituzione”, la risposta del 5 stelle Ferrara. Per il Partito Democratico la mozione sul referendum era irrituale e inappropriata, per questo i consiglieri hanno deciso di uscire al momento del voto, minacciando anche un esposto al prefetto. “Ciaone”, gridano e fischiano in platea i sostenitori dei 5 stelle.

Anche il resto dell’opposizione da Fratelli d’Italia a Forza Italia, pur essendo a favore del No, ha preferito non votare la mozione: “Invece di parlare delle buche in strada e del bilancio, stiamo facendo fuffa”, spiega Alessandro Onorato della Lista Marchini. Solo Stefano Fassina si schiera con i 5 stelle. “Venduto, buffone, verme“, piovono insulti dalla platea. In compenso i consiglieri 5 stelle si mettono in fila per stringergli la mano uno ad uno. “Vatti a sedere dall’altra parte”, urlano dal pubblico dem. Non è la prima volta del resto che il capogruppo di Sinistra Italiana vota insieme alla maggioranza grillina. Con o senza di lui, l’esito della seduta è scontato: con 28 voti a favore su 28 presenti, il Comune di Roma si schiera contro la riforma costituzionale. All’ordine del giorno c’erano anche altre sei mozioni e la ratifica di una importante delibera per la variazione di bilancio.

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