“Io non sono serena, questo è chiaro. Però non ci fermiamo”. Enza Rando parla malvolentieri di quello che è successo tra venerdì 25 e sabato 26, quando delle persone sono entrate nel suo studio legale a Modena mettendo mano a carte e fascicoli, ma senza portare via quasi niente. Lei, vicepresidente dell’associazione antimafia Libera, mette in conto che il suo lavoro possa stare antipatico a molti, ma ciò che è successo, per di più nella città in cui vive, non la lascia tranquilla. Specialmente se pensa che il tutto è avvenuto mentre lei partecipava poche centinaia di metri più in la a un convegno sulla mafia assieme a don Luigi Ciotti, al procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho e al sostituto della Dna Franca Imbergamo.

Rando, per nascita siciliana di Niscemi, in provincia di Caltanissetta ed emiliana d’adozione, ha lavorato nei processi più importanti degli ultimi anni contro le associazioni mafiose: gli ultimi, solo in ordine di tempo, sono il processo Aemilia e Black Monkey in Emilia-Romagna, i suoi processi paralleli in Calabria e Lombardia Kyterion e Pesci, il processo contro il boss di Cosa Nostra e latitante Matteo Messina Denaro, quello sulla trattativa Stato-Mafia a Palermo, il processo sull’assassinio di Lea Garofalo a Milano, Minotauro a Torino, Caffè Macchiato a Napoli, Meta a Reggio Calabria e a Trapani quello per l’omicidio di Mauro Rostagno.

“Sono un po’ confusa – spiega Enza Rando a ilfattoquotidiano.it – Noi facciamo molti processi delicati, sempre come parte civile. Ma che degli sconosciuti entrino nello studio mentre siamo a un convegno sulle mafie, ed entrino senza prendere nulla, aprendo i cassetti e guardando i fascicoli, ci inquieta”. Sembra essere un lavoro da professionisti quello di chi ha violato gli uffici di via Falloppia: è entrato dalla finestra al primo piano, ha rovistato nelle stanze di tutti i legali e in particolare in quella della avvocato antimafia. Ma alla fine non ha portato via nulla se non, a quanto pare, un hard disk (ma non conterrebbe dati di lavoro) di un collega di studio di Rando, Christian Mattioli Bertacchini. Anche quest’ultimo ha collaborato con Libera in alcune occasioni ed è responsabile provinciale del Pd per la legalità.

Gli hard disk di Enza Rando invece sono stati tirati fuori dai cassetti, messi sulla scrivania e lasciati lì. Non è chiaro tuttavia se chi si è infilato nella stanza tra venerdì e sabato li abbia anche aperti per estrapolare qualche dato. Anche gli armadi sono stati aperti: “Hanno messo mano sulle carte, questo è chiaro e io lavoro sulle carte”, spiega Enza Rando. “Secondo me è un messaggio intimidatorio e spero che si faccia luce, anche per la serenità di tutti”.

Intanto, mentre la procura di Modena e la Polizia indagano, non si esclude il ricorso a una qualche forma di protezione per l’avvocato Rando: “Io non sono serena, questo è chiaro”.