Un interrogatorio durato meno di mezz’ora riassumibile con una semplice frase: mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Sceglie il silenzio Samantha Busalacchi, l’attivista grillina indagata nell’inchiesta sulle firme false depositate dal Movimento 5 Stelle per presentare la lista alle amministrative di Palermo del 2012. Candidata alle comunarie, e cioè le elezioni online per scegliere il prossimo candidato sindaco del capoluogo siciliano dei pentastellati, alla fine del suo breve interrogatorio Busalacchi ha lasciato il palazzo di giustizia di Palermo non rispondendo nemmeno alle domande dei cronisti che attendevano fuori dagli uffici della procura. Secondo Vincenzo Pintagro, l’attivista grillino che con la sua intervista alle Iene ha fatto scoppiare il caso, la donna era – insieme alla deputata Claudia Mannino – tra le persone che avrebbero materialmente ricopiato molte delle 1.995 firme raccolte in un primo momento in alcuni moduli che però contenevano un errore nel luogo di nascita di un candidato al consiglio comunale.

“Se qualcuno degli attivisti del Movimento 5 Stelle a Palermo sa qualcosa di più sulla vicenda ce lo comunichi e si rivolga alla procura”, aveva scritto Beppe Grillo sul suo blog quando l’ufficio inquirente siciliano aveva riaperto l’inchiesta, già archiviata nel 2013. Busalacchi, però, ha optato per una strategia difensiva diversa dalle richieste del leader del M5s, scegliendo di avvalersi della facoltà di non rispondere. Indicata tra gli attivisti vicini a Riccardo Nuti – il deputato nazionale a sua volta coinvolto nell’inchiesta – Busalacchi è stata allontanata dal gruppo parlamentare del M5s all’Assemblea regionale siciliana, con il quale collaborava, subito dopo l’invio dell’avviso di garanzia da parte dei pm.

È durato invece più di due ore l’interrogatorio di Alice Pantaleone, l’altra indagata interrogata stamattina dai pm Claudia Ferrari e Dino Petralia. Ex attivista dei 5 Stelle poi uscita dal Movimento, Pantaleone è assistita dagli avvocati Gianluca Calafiore e Davide De Caro: alla fine del suo interrogatorio ha spiegato di avere respinto tutte le accuse, negando di essere presente al meet up di via Sampolo la notte del 4 aprile 2012, quando vennero materialmente ricopiate le firme. Sia a Busalacchi che a Pantaleone, poi, gli inquirenti hanno chiesto un “saggio grafico”: hanno dovuto scrivere su un foglio bianco una frase di fantasia. Una richiesta analoga sarà avanzata a tutti gli indagati: saranno poi i periti a stabilire se esistono somiglianze con la grafia delle firme depositate in municipio dal M5s. Secondo la Digos, che nelle scorse settimane ha convocato “a campione” circa 400 cittadini, sarebbero più di cento quelle ricopiate. Con gli interrogatori delle persone indagate, dunque, entra nel vivo l’indagine dei pm che ipotizzano il reato previsto dall’articolo 90, secondo comma, del Testo Unico sugli enti locali: punisce l’alterazione degli atti relativi alle elezioni e in questo caso si prescriverà nel 2017.

Lunedì mattina, dunque, al secondo piano del palazzo di giustizia compariranno altri quattro indagati (in totale sono dieci): l’avvocato Francesco Menallo, ex attivista uscito dal Movimento ma indicato come una sorta di consigliere giuridico del meet up palermitano nel 2012; Giovanni Scarpello, il cancelliere che ha autenticato le firme; e i deputati Riccardo Nuti e Claudia Mannino. Particolarmente delicata è la posizione di questi ultimi: sia perché sono due parlamentari nazionali (Nuti è stato anche capogruppo alla Camera), ma soprattutto perché fino ad oggi non si sono ancora autosospesi dal Movimento.

“Chiediamo a tutti gli indagati nell’inchiesta di Palermo di sospendersi immediatamente dal Movimento 5 Stelle non appena verranno a conoscenza dell’indagine nei loro confronti a tutela dell’immagine del Movimento e di tutti i suoi iscritti”, era stata la netta richiesta di Grillo. E infatti i consiglieri regionali Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio avevano fatto un passo indietro senza attendere l’arrivo dell’invito a comparire e il relativo avviso di garanzia. Di segno opposto la condotta tenuta da Nuti e Mannino: negano ogni accusa (contrariamente a La Rocca e agli attivisti Giuseppe Ippolito e Stefano Paradiso, che hanno collaborato con i pm) e – salvo clamorosi ripensamenti – non sembra abbiano intenzione di autosospendersi.

Una decisione che rischia di incrinare il rapporto tra i due parlamentari e i vertici del Movimento. A questo punto la loro posizione sarà esaminata da Riccardo Fraccaro, Paola Carinelli e Nunzia Catalfo, i tre deputati indicati da Grillo come nuovi componenti del collegio dei probiviri, la cui nomina è stata confermata ieri dal voto online degli iscritti del M5s. Saranno i tre parlamentari a decidere se sospendere de imperio o meno Nuti e Mannino: una decisione che potrebbe arrivare anche prima degli interrogatori di lunedì.

Twitter: @pipitone87