“Hanno paura della possibile ritorsione di chi ha il potere. Ho avuto discussioni a questo livello e ho dovuto accettare questo fatto essendoci dentro le aziende i risparmiatori e devo prendere atto che la dichiarazioni del presidente Mediaset (Fedele Confalonieri) sono attribuibili alla difesa di questi risparmiatori. Se il governo dovesse vincere ci sarebbero conseguenze negative per le nostre aziende e per le altre”. Parola di Silvio Berlusconi che, intervistato a Porta a Porta, lancia l’allarme sul futuro delle sue aziende nel giorno in cui per la prima volta dal Partito democratico arriva l’ipotesi di scioglimento delle Camere in caso di vittoria del No. Una guerra incrociata di allarmi che agita ancora di più le acque poco calme della campagna referendaria. E se il dibattito sul futuro di Matteo Renzi tiene ancora banco a una decina di giorni dal voto sulle riforme costituzionali è il suo vice Lorenzo Guerini a tracciare l’ipotesi di votare in anticipo – entro l’estate del 2017 – se a uscire vittoriosi dalle urne saranno i sostenitori del No. “Se c’è la volontà politica, possiamo lavorare su una nuova legge elettorale in breve tempo e andare alle elezioni con una nuova legge elettorale presto, entro l’estate del 2017“.

Così, in un’intervista a Bloomberg Television, riportata sul sito della testata, il vicesegretario dei dem risponde a chi gli chiede cosa accadrà in caso di sconfitta del Sì. “Una vittoria comporterà il proseguimento del governo fino alla fine di questa legislatura”, continua il vice segretario. Al contrario, Guerini ha glissato sul futuro del premier ma ha voluto sottolineare che “se non ci saranno le condizioni politiche e la riforma elettorale sarà usata come una scusa per un governo di sopravvivenza, noi non siamo interessati”. Giusto il tempo di fare circolare l’intervista sulla Rete e lo stesso Guerini è tornato sulle sue parole, smentendo, o smentendosi, di fronte ai virgolettati riportati da Bloomberg. Di fatto, però, resta lo spauracchio dell’instabilità politica: “Ho visto pubblicate mie dichiarazioni che sono state forzate. Ho semplicemente detto che in caso di vittoria del No ci sarebbe più instabilità. E’ del tutto evidente che l’indizione delle elezioni è prerogativa del Presidente della Repubblica e non di una dichiarazione”.

Tanto è bastato scatenare i commenti nel Pd. Con la minoranza che avvisa: “In un momento come questo, in cui si sta affrontando la legge di bilancio e si devono prendere provvedimenti importanti per il Paese, non mi pare il caso di paventare ipotesi di sciagura in caso di affermazione dell’una o dell’altra parte al referendum”. Queste le parole di Davide Zoggia all’Adnkronos. “Il referendum – continua Zoggia – riguarda la riforma della Costituzione e il premier Matteo Renzi sbaglia e ha sbagliato a mostrare il petto su una vicenda come questa”.

E se il presidente del partito Matteo Orfini ha scelto la linea criptica durante un dibattito con Ciriaco De Mita – “Se dovesse vincere il No, trarremo le conseguenze”, è di nuovo Berlusconi a tradurre gli allarmi in pragmatismo: “Non credo alle elezioni anticipate, perché tutti i parlamentari che non sono sicuri di tornare in Parlamento saranno attaccati alla sedia e non permetteranno che la Camera si sciolga. Non credo che ci saranno le elezioni anticipate”. Quanto a Renzi e alla battaglia per il Sì, Berlusconi ha dato la sua personale interpretazione: “Ha due qualità che non si possono non riconoscere: è un grandissimo affabulatore, assolutamente più bravo di me. Ha una grande energia e un grande dinamismo, può stare in tanti posti ogni giorno per dire le sue bugie”.