“In alcune aree della Toscana è entrato un ceppo particolarmente virulento di meningococco di tipo C, che non siamo ancora riusciti a estirpare. Per fortuna, è rimasto circoscritto. Al momento, però, non abbiamo un’ipotesi chiara per spiegare perché i casi si siano concentrati in questa regione”. A parlare è Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Il riferimento è all’eccesso di casi di meningite registrato in Toscana dal 2015, che ha portato anche ad alcuni decessi. L’ultimo, nella giornata di ieri, di una donna di 45 anni, morta all’ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze.

L’esperto puntualizza a Ilfattoquotidiano.it che “non esiste alcuna correlazione” tra il caso di Firenze e la morte di una donna di 64 anni, insegnante in pensione da un anno, deceduta oggi a Livorno dopo un mese di ricovero. “Nel caso di Livorno si tratta di un diverso ceppo batterico, lo pneumococco – precisa l’esperto -. Nonostante ciò, continua una situazione di eccesso di casi di meningococco C in alcune aree della Toscana, come Prato, Empoli, Firenze, Pisa o Livorno. Il problema riguarda soprattutto gli adulti, tra i quali – spiega Rezza – la percezione del rischio è minore. Non ci sono stati, infatti, casi nei bambini, e tra gli adolescenti assistiamo a un calo. Tra gli adulti, invece, la copertura non è ancora efficace. Le persone tendono, infatti, a non vaccinarsi, se non quando si ha notizia di un decesso. Il mio invito, pertanto – conclude Rezza -, è di non sottovalutare la meningite, e continuare a vaccinare gli adulti”.

Da mesi, infatti, la Toscana sta conducendo una campagna di vaccinazione intensiva. Iniziata nel febbraio 2015, fino al 31 ottobre 2016 ha portato a più di 700mila vaccinazioni: quasi 200mila nella fascia di età compresa tra gli 11 e i 20 anni, più di 320mila nella fascia 20-45 e circa 200mila dai 45 anni in su.