“C’è un’anticorruzione di facciata che non vuole semplicemente che si facciano le cose”. Lo afferma Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, rinfocolando una polemica che ieri lo ha visto opposto al presidente della Campania Vincenzo De Luca, che sabato 12 novembre, dal palco della Mostra d’Oltremare, a Napoli, aveva sostenuto che “con l’idea di combattere la corruzione stiamo bloccando l’Italia”. Da qui la reazione del magistrato contro il politico Pd: “Per De Luca la lotta alla corruzione blocca l’Italia? Mi sono stancato di questi slogan basati sul nulla, fuori le prove”.

Oggi Cantone, a Napoli per un incontro sul nuovo codice degli appalti, torna sul tema: “Con De Luca condivido un’altra affermazione: quando dice che c’è una falsa anticorruzione che sta bloccando il paese”. Poi ha precisato: “Ovviamente siamo rigorosissimi sul fatto che c’è necessità assoluta che, nel fare le cose, si rispettino le regole, anche perché non è vero che le cose fatte senza rispetto delle regole siano migliori, perché poi si bloccano dopo”. Cantone è tornato a difendere il nuoco codice degli appalti e a denunciare come le nuove norme vengano “sistematicamente boicottate da chi dovrebbe applicarle. Ma a chi dice che si blocca il paese, ricordo che finora l’Italia non bloccata ha prodotto opere inesistenti che sono durate anni e nemmeno sono state finite”.

Il presidente dell’Anac ha sottolineato di non aver alcuna intenzione di fare “polemica con la Regione, del resto stiamo collaborando su una serie di vicende rilevanti. Il presidente De Luca sa bene se il nostro compito è rendere più difficoltose o meno le gare”. Non solo: su alcuni aspetti , ha proseguito, “siamo assolutamente d’accordo, come sulla revisione della legge Severino e del decreto 39“. Rispettivamente, la norma del 2012 che regola la sospensione e la decadenza di pubblici amministratori e parlamentari condannati per reati contro la pubblica amministrazione – che ha colpito in passato lo stesso De Luca – e quella del 2013 che regola i casi  di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi dirigenziali nelle pubbliche amministrazioni, guai giudiziari compresi. “Noi abbiamo fatto due segnalazioni al Parlamento chiedendo di intervenire”.

Ieri, allo scoppio della polemica, De Luca aveva voluto chiarire così la sua posizione: “Ho detto, e ribadisco con assoluta convinzione, che la normativa che prevede a carico di dipendenti pubblici, in conseguenza di una condanna in primo grado per abuso d’ufficio, l’automatico dimezzamento dello stipendio e il demansionamento, ha creato un clima di paura e di fuga dalle responsabilità. E questo – ha aggiunto – rischia di ritardare gravemente i passaggi decisionali di competenza della pubblica amministrazione”. Il resto, ha concluso il governatore, sono “polemiche inutili”.