Denunce alla Corte dei Conti per “danno erariale” nei confronti dei sindaci che hanno emanato ordinanze per limitare il gioco d’azzardo. E’ la mossa del sindacato dei tabaccai contro i primi cittadini rei di aver imposto distanze minime tra le sale slot e luoghi sensibili come scuole, ospedali e chiese e limitazioni agli orari di apertura. Secondo La Stampa, il primo esposto-denuncia sta partendo in queste ore contro il sindaco di Bergamo Giorgio Gori (Pd) e altri sono in preparazione in Toscana, Piemonte e Veneto. Nel mirino degli esercenti anche la sindaca di Roma Virginia Raggi, che la scorsa settimana ha annunciato che il centro storico della Capitale “sarà off limits alle slot machine” e ha già depositato una delibera ad hoc. I 48mila tabaccai riuniti nel Sindacato Totoricevitori Sportivi – 35mila dei quali sono concessionari statali per il gioco legale, sostengono che le limitazioni danneggiano le casse dell’erario, riducendo il gettito fiscale di addirittura 2,5 miliardi l’anno su base nazionale. Di qui gli esposti, che puntano a far risarcire i mancati introiti dagli stessi primi cittadini.

Le ordinanze anti slot emanate negli ultimi anni hanno fatto nascere decine di contenziosi in tutta Italia, ma quella di Gori datata giugno 2016 è stata la prima a vietare completamente il gioco d’azzardo in alcuni orari: dalle 7:30 alle 9:30, dalle 12 alle 14 e dalle 19 alle 21. L’ex direttore di Canale 5 e Italia 1, come gli altri primi cittadini, rivendica di voler tutelare ordine e salute pubblica. Ma i tabaccai, spiega il quotidiano torinese, accusano i Comuni di appropriarsi in questo modo di una competenza riservata allo Stato.

Mentre la magistratura contabile è chiamata a decidere se ci sia davvero il rischio di “depauperamento finanziario dello Stato”, il governo come annunciato dal sottosegretario Pier Paolo Baretta punta a ridurre al 31 dicembre 2017 di “oltre il 33 per cento“, a 265mila contro le 398mila attuali, le slot sul territorio nazionale. La proposta è stata presentata a Regioni ed enti locali in Conferenza Unificata per arrivare a un’intesa. Ma in legge di Bilancio, attraverso un emendamento di esecutivo e maggioranza, un taglio del 30% potrebbe essere anticipato già all’anno prossimo.