Obbligo di iscriversi in un registro ad hoc dell’Agenzia delle Entrate per quanti danno in affitto casa per un breve periodo. E obbligo, per i siti che li mettono in contatto con gli affittuari, di fare da sostituto di imposta. Cioè versare al fisco il dovuto (calcolato applicando un’aliquota fissa del 21%) per conto del proprietario dell’appartamento. Sono le principali novità previste da un emendamento del Pd alla legge di Bilancio, approvato dalla commissione Finanze della Camera e che andrà ora sottoposto alla commissione Bilancio. L’hanno ribattezzato “norma AirBnb“, perché si applicherà appunto a tutti i portali che fanno da tramite tra chi è alla ricerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi e le persone che hanno uno spazio nella propria abitazione. C’è anche una clausola antievasione, con la responsabilità ‘in solido’ sul pagamento delle tasse da parte del privato e dell’intermediario.

Dall’1 gennaio 2017, prevede l’emendamento, il canone relativo alle locazioni di breve periodo, compresi bed&breakfast e affittacamere sarà soggetto alla cosiddetta ‘cedolare secca‘, l’imposta in vigore per gli affitti, con un’aliquota al 21%. Gli intermediari come AirBnb dovranno diventare sostituti di imposta e, dunque, provvedere al versamento al fisco per conto di chi affitta. Ne consegue che dovranno avere una partita Iva italiana. Anche a questa tipologia di affitti si applicherà poi l’imposta di soggiorno, come avviene ora per alberghi e le altre strutture ricettive tradizionali. Presso l’Agenzia delle entrate sarà creato un “Registro unico nazionale delle attività extralberghiere non imprenditoriali”, in cui saranno riportate le generalità di chi affitta.

Se l’emendamento supererà l’iter parlamentare, il direttore dell’Agenzia delle entrate dovrà emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della manovra un decreto in cui dovrà stabilire “le modalità di attuazione” del nuovo regime. Tuttavia il direttore dell’agenzia, Rossella Orlandi, durante un’audizione in commissione Trasporti e Attività produttive alla Camera sulla proposta di legge relativa alla Sharing economy ha già spiegato che “la previsione dell’obbligo del gestore residente di attivare una branch in Italia al fine di adempiere alla funzione di sostituto d’imposta suscita delle perplessità“. L’apertura di una stabile organizzazione, infatti, “non dovrebbe essere imposta ex lege, ma richiede il verificarsi di condizioni e di presupposti sostanziali relativi all’impiego di mezzi umani e/o personali, coerentemente con quanto disposto dalle singole convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni stipulate dal nostro Paese”.