Trump triumphs titolano quasi tutti i giornali compreso il New York Times, eppure in valore assoluto Clinton ha incassato – secondo la Cnn – 170mila voti in più. Perché quindi alla Casa Bianca ci andrà il repubblicano? La risposta è nel sistema elettorale statunitense.

I cittadini non votano direttamente per il presidente, ma per i cosiddetti grandi elettori, che a loro volta saranno chiamati a votare il lunedì dopo il secondo martedì di dicembre. Si tratta di un voto Stato per Stato, che riflette la struttura federale del Paese, e il sistema è maggioritario in 48 Stati, cioè in tutti tranne che in Maine e Nebraska che utilizzano invece un sistema di rappresentanza proporzionale. Ciò significa che, anche per pochi voti di differenza, un candidato può aggiudicarsi tutti i grandi elettori di uno Stato secondo la regola nota come winner-takes-all. È per questo motivo che perdere in stati particolarmente popolosi come Ohio o Florida che, proporzionalmente al numero dei loro residenti scelgono rispettivamente 18 e 29 grandi elettori, significa non avere chance di vittoria. Come accadde a un altro democratico Al Gore nel 2000. George W. Bush ricevette meno voti popolari del rivale democratico ma dopo 36 giorni di ricorsi si aggiudicò 271 grandi elettori contro i 267 del candidato dem.

Il collegio elettorale
È il Collegio elettorale degli Stati Uniti, composto dai grandi elettori, che sceglierà poi presidente e vicepresidente; tuttavia, dal momento che le liste dei candidati a grande elettore sono espressione dei partiti, l’esito del voto diventa chiaro già nel giorno dell’Election day. Si tratta di un organo con 229 anni di storia alle spalle: il Collegio elettorale fu creato nel 1787 dagli autori della Costituzione Usa come alternativa al sistema dell’elezione popolare diretta, al fine di proteggere gli Stati più piccoli dal potere di quelli più grandi. Il numero di grandi elettori di ogni Stato equivale al numero dei suoi senatori, più dei suoi deputati in Congresso: il totale è dunque di 538 grandi elettori, cioè 435 come il numero dei deputati della Camera dei rappresentanti, più 100 come il numero di senatori, più i tre delegati del District of Columbia.

I 538 grandi elettori
Presidente e vice presidente vengono scelti dal Collegio elettorale degli Stati Uniti, composto dai grandi elettori. Questo non si riunisce tuttavia in un luogo unico, ma i grandi elettori si riuniscono a gruppi, a seconda dello Stato nel quale sono stati eletti, nei diversi Parlamenti statali. In totale ci sono 538 grandi elettori e per essere eletti bisogna avere 270 voti elettorali. E Trump ha conquistato 279 voti. I voti dei grandi elettori vengono inviati dagli Stati al Senato, dove senza aprirli vengono riposti in due casse di mogano. Il 6 gennaio il Congresso si riunisce in seduta congiunta, di Camera e Senato, per conteggiare i voti: due uscieri del Senato collocano le schede su un tavolo davanti a deputati e senatori e dichiarano i vincitori. Il passaggio di consegne effettivo dal vecchio al nuovo presidente avviene poi il 20 gennaio.

Numero di grandi elettori stato per stato
California (55), Texas (38), Florida (29), New York (29), Illinois (20), Pennsylvania (20), Ohio (18), Georgia (16), Michigan (16), North Carolina (15), New Jersey (14), Virginia (13), Washington (12), Arizona (11), Indiana (11), Massachusetts (11), Tennessee (11), Maryland (10), Minnesota (10), Missouri (10), Wisconsin (10), Alabama (9), Colorado (9), South Carolina (9), Kentucky (8), Louisiana (8), Connecticut (7), Oklahoma (7), Oregon (7), Arkansas (6), Iowa (6), Kansas (6), Mississippi (6), Nevada (6), Utah (6), Nebraska (5), New Mexico (5), West Virginia (5), Hawaii (4), Idaho (4), Maine (4), New Hampshire (4), Rhode Island (4), Alaska (3), Delaware (3), District of Columbia (3), Montana (3), North Dakota (3), South Dakota (3), Vermont (3), Wyoming (3)