Nulla da rimproverare. La decisione dell’ex presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, di accettare incarichi di peso all’interno della direzione di Goldman Sachs non è criticabile. Lo stabilisce il comitato etico ad hoc istituito da Bruxelles, che in un rapporto ufficiale spiega: “Non ci sono motivi sufficienti per stabilire una violazione del dovere di integrità e discrezione previsto dall’articolo 245 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea”. Emesso il 26 ottobre scorso e pubblicato solo in queste ore, il documento fa riferimento alle spiegazioni fornite dall’ex premier portoghese nelle scorse settimane e sottolinea che proprio “l’impegno di Barroso di non esercitare pressioni per conto di Goldman Sachs risponde all’obbligo di integrità e discrezione”. Il comitato ha aggiunto tuttavia che il danno alla reputazione della Commissione Ue e dell’Ue in generale “giustificato o meno, è stato fatto”; ma questo, si precisa, “non è un commento sulla saggezza o sulla colpa” dell’ex presidente.

L’inizio della vicenda risale al luglio 2016, quando Barroso venne nominato presidente non esecutivo ed advisor della filiale europea della Goldman Sachs. La decisione dell’ex presidente della Commissione di accettare il nuovo incarico presso la banca d’affari privata aveva fatto insorgere vari funzionari europei, soprattutto in riferimento alle norme sui conflitti d’interesse e sul “comportamento integro” richiesto dall’Ue ai suoi ex commissari. Barroso, infatti, risultava sì formalmente libero di passare al settore privato, essendo passati più di 18 mesi dalla fine del suo mandato a Bruxelles, ma continuava – e continua – a percepire una somma mensile pari al 60% di quello che è stato il suo stipendio nel decennio della sua presidenza, tra il 2004 e il 2014. A settembre, la decisione della Commissione di istituire un comitato etico ad hoc aveva fatto prospettare la possibilità di un richiamo ufficiale nei confronti di Barroso: possibilità che oggi è definitivamente sfumata.