Si è aperta la terra“. “Ormai non ci stanno più i paesi“. “Ho visto l’inferno“. “E’ un dramma, aiutateci”. “La città è in ginocchio“. Sono le voci dei sindaci dei paesi di Marche, Umbria, Lazio, demoliti dal terremotoUssitaCastelsantangelo sul NeraArquataTolentinoPievetorina. Uno dopo l’altro lanciano grida di dolore da situazioni al limite, danno voce alla disperazione dei loro abitanti, sconvolti una volta di più dai terremoti che non lasciano tregua da vent’anni e anche di più. C’è per esempio il sindaco di Pievetorina, in provincia di Macerata, Alessandro Gentilucci che racconta all’Ansa di aver lavorato da solo con un maresciallo, da un container di due metri per cinque che hanno requisito”. “Siamo in condizioni pietose. Ho ancora 800-900 persone in paese, un borgo distrutto, molti allevatori nelle frazioni di montagna che non possono allontanarsi. Abbiamo bisogno di mezzi, di container”.

Circa mezz’ora dopo la scossa più forte Mauro Falcucci, sindaco di Castalsantangelo, il paese già devastato dal sisma della scorsa settimana, diceva: “Io sono a Fano, dove vivo, ma mi dicono che ci sono stati crolli, che è un disastro! Si è aperta la terra, c’è fumo, un disastro”. Si disperava: ”Spero che i testoni che erano rimasti a Santangelo si siano spostati nella notte”. Alcune persone, infatti, non hanno voluto lasciare il loro paese dopo il terremoto del 26 ottobre. Falcucci lo chiama “il dramma finale, con il crollo di intere frazioni e del centro storico”. I centri si svuotano, i paesi perdono l’anima: “Abbiamo molti edifici lesionati, abbiamo subito alcuni crolli, anche nelle frazioni. Ho evacuato e chiuso l’intero centro storico” riferisce il sindaco di Leonessa (Rieti), Paolo Trancassini.

I sindaci, gli ultimi a lasciare i paesi, sottoposti a esperienze mai vissute. “Il paese è un mucchio di macerie – continua il sindaco di Castelsantangelo – Nel cimitero le scosse hanno spaccato dei loculi e le bare sono uscite fuori, una scena indescrivibile mi racconta il vice sindaco”. Ma lui non può tornare su, fino al paese. “E dove vado, la strada è chiusa”.

“E’ venuto tutto giù, ormai non ci stanno più i paesi” dice sconfortato Aleandro Petrucci, il sindaco di Arquata del Tronto, provincia di Ascoli Piceno, già sconvolta a fine agosto. “Per fortuna che erano zone rosse – continua – La poca gente che è rimasta è scesa in strada, si sta abbracciando. Adesso stiamo andando in giro per le frazioni per vedere quello che è successo”. Marco Rinaldi, il sindaco di Ussita, il paese in provincia di Macerata già colpito dal sisma del 26 ottobre, stava dormendo in macchina. “E’ crollato tutto, vedo colonne di fumo, è un disastro, in disastro!” grida parlando con l’Ansa. “Ho visto l’inferno…”. “Speriamo che non ci sia nessuno sotto le macerie” si preoccupa Sante Stangoni, sindaco di Acquasanta Terme, Ascoli Piceno. Il pensiero di tutti i sindaci, subito, vanno alla sicurezza dei propri cittadini: “Ho 47 frazioni, casolari sparsi, finché non ho riscontri qualche timore ce l’ho”.

E poi il dramma che inizierà da oggi, da domani. Gli sfollati. “La città è in ginocchio – afferma il sindaco di Tolentino, Giuseppe Pezzanesi – il centro di accoglienza sta esplodendo, ne stiamo allestendo altri due”. “Non è questo il momento di parlare, abbiamo da fare. Abbiamo soprattutto problemi di viabilità, adesso. Posso solo dire che ogni volta ricominciamo da capo” dice il sindaco di Visso Giuliano Pazzaglini.  “Non si può vivere così – continua il collega di Castelsantangelo, Falcucci – la gente non ce la fa più , eravamo pronti a ripartire dopo il terremoto del 24 agosto, cercavamo di recuperare, ma questo è un altro terremoto, sta cascando tutto, altro che schede, verifiche, controlli… Dobbiamo ricominciare da capo”.

C’è chi vede positivo, come Gabriele Santamarianova, il sindaco di Serravalle in Chienti (Macerata), che fu l’epicentro del terremoto di 19 anni fa: “Senza la ricostruzione del 1997, che qui fece due vittime, qui ci sarebbero stati tanti ma tanti morti”.