Tonfo in Borsa per Banca Carige il giorno dopo la lettera della Banca centrale europea che giovedì ha chiesto all’istituto genovese di accelerare la vendita dei crediti deteriorati. Il titolo ha chiuso la seduta a Piazza Affari con un calo dell’8,13%: i mercati temono che possa essere necessaria una nuova ricapitalizzazione dopo quelle del 2014 e del 2015. In mattinata era stato sospeso in asta di volatilità, dopo aver perso più del 5%. I vertici della banca stanno preparando la risposta da inviare all’Eurotower entro giovedì prossimo. Il giorno precedente si riunirà il consiglio di amministrazione per approvare il documento.

Le controdeduzioni affronteranno il tema delle misure imposte da Francoforte sui non performing loans, da più parti ritenute troppo pesanti al punto da far correre all’istituto il rischio di dover ricorrere a un aumento di capitale che gli azionisti, a partire dalla famiglia Malacalza, sono invece decisi a scongiurare. La Bce chiede infatti alla banca genovese di ridurre gli stock di crediti deteriorati, attualmente circa 7 miliardi di euro, a 5,5 entro la fine del 2017. E fino a qui, visto che il piano di Carige prevedeva già la cessione di 1,8 miliardi entro quella data, l’obiettivo potrebbe essere raggiungibile. Ma nei tre anni si chiede di fatto di dimezzarli, arrivando al massimo a 3,7 miliardi al 31 dicembre 2019, senza contare i tassi di copertura dei crediti incagliati, che per il 2017 dovrebbero ammontare al 45% minimo mentre la media oggi è del 25-30%.

Se i requisiti non saranno centrati per Carige dovrebbe scattare l’aumento. Ma nella riunione del consiglio di amministrazione del 2 novembre l’amministratore delegato Guido Bastianini presenterà ulteriori azioni “più incisive rispetto a quelle individuate nel piano industriale 2016-2020″ per ridurre il peso dei non performing loans sul bilancio. L’obiettivo è aprire un confronto con Francoforte cui spetterà la controreplica, in vista del nuovo piano strategico e operativo sulla riduzione degli npl che Carige dovrà presentare entro il 31 gennaio