La convocazione era stata comunicata più di una settimana fa, ma Foodora ha deciso di disertare. I vertici dell’azienda tedesca che consegna cibo a domicilio tramite fattorini-ciclisti non si sono presentati all’audizione nella Commissione lavoro del Comune di Torino. a cui erano attesi insieme ai rider, in stato di agitazione dall’8 ottobre. “Aspettiamo l’incontro con il ministero del Lavoro, per noi è una priorità. Siamo comunque disponibili al dialogo”, scrive Foodora in una nota. “Non nascondiamo il nostro disappunto per questa assenza”, dichiara però Andrea Russi, il presidente della Commissione.

Nonostante l’assenza dei rappresentanti dell’azienda, l’incontro si è comunque svolto e ha dato possibilità ai rider di spiegare i motivi della loro protesta. “Abbiamo ricevuto il supporto di tutta la commissione”, spiegano i fattorini al fattoquotidiano.it, affermando che “tutti i consiglieri presenti sono stati concordi nel ritenere che il nostro lavoro ha numerosi aspetti che presuppongono una subordinazione non prevista dal nostro contratto, che è un co.co.co.“. Quanto all’assenza dei vertici di Foodora, i rider lo considerano “deplorevole”, in quanto rappresenta una “mancanza di rispetto nei confronti dei lavoratori e delle istituzioni”.

La decisione di convocare i fattorini e i vertici dell’azienda, racconta Russi, è maturata più di dieci giorni fa. “Per noi la questione è importante, visto che tra l’altro riguarda 320 lavoratori. Per questo abbiamo provato a contattare i legali e la direzione di Foodora – spiega il consigliere Cinquestelle – ma non è stato affatto facile. Anzi, ci siamo dovuti rivolgere al call center dell’azienda, e nonostante avessimo specificato che rappresentavamo il Comune di Torino, il centralino ci ha invitato a mandare una mail. Alla fine abbiamo dovuto chiedere ai rider stessi di fornirci i contatti degli amministratori delegati Gianluca Cocco e Matteo Lentini“. Venerdì 21, la risposta di Foodora, che ha fatto sapere al Comune di non essere intenzionata a partecipare all’audizione perché aveva già in programma un incontro al ministero del Lavoro. “Un incontro di cui nella comunicazione che ci è stata inviata non veniva fornito alcun dettaglio”, spiega Russi.

Nel corso dell’incontro in Commissione si è parlato anche del caso, emerso nelle settimane scorse, di Ambra e Ilaria, le due promoter che come raccontato dal fattoquotidiano.it sono state licenziate via Whatsapp da Foodora per aver partecipato a un incontro pubblico in cui i rider discutevano dei loro problemi. “Chiaramente attendiamo di ascoltare le ragioni della controparte aziendale su questo episodio”, dichiara Russi, dicendosi tuttavia ben disposto a “dar credito” al racconto fatto dai fattorini in Comune. “E nel caso, assai probabile, in cui le cose fossero davvero andate così, si tratterebbe – afferma – di un fatto ingiurioso e terribile”. L’audizione è stata anche l’occasione per riflettere anche sulla situazione dei collaboratori di altre aziende simili a Foodora attive sul territorio di Torino. Era presente in Comune, in particolare, il responsabile di Eatintime, un’altra start up torinese impegnata nello stesso settore commerciale, che ha manifestato la propria disponibilità ad assumere alcuni dei collaboratori di Foodora garantendo loro maggiori tutele. Eatintime non è però intervenuta in Commissione: quando Russi ha avanzato richiesta in tal senso, i consiglieri si sono detti contrari.

Nell’attesa dell’incontro con il ministero del Lavoro, che secondo indiscrezioni potrebbe essere in programma per mercoledì 26, il Comune di Torino ha annunciato di voler nuovamente “convocare in modo ufficiale” i vertici di Foodora. “Dobbiamo assolutamente incontrarli al più presto”, ha dichiarato l’assessore comunale al Commercio, Alberto Sacco, aggiungendo: “Sarebbe opportuno che compatibilmente con i suoi impegni partecipasse anche la sindaca. Poi faremo un altro incontro fra due o tre settimane per cercare una soluzione”. “È un mercato che ha un futuro – ha concluso Sacco nel suo intervento in Commissione, in riferimento a Foodora e a piattaforme simili – ma il lavoro deve essere inquadrato in modo corretto. Le cose che ci hanno raccontato i lavoratori sono molto interessanti”.