C’è uno spazio tra la penna e il foglio in cui non c’è nulla. Oppure tra il dito e lo schermo del computer, fa lo stesso. In ogni caso, in quello spazio lì – nell’attesa in cui la penna scriva, il tasto digiti – esiste qualcosa che però ancora non si vede: una frase, un’idea, un’intuizione. Lo spazio che separa la frase dal foglio, è quello in cui ancora la parola non è parola, eppure sta lì per compiersi, è un’assenza che sta per farsi scrittura. E’ questo quello che succede quando si sta per scrivere; quando ancora non sai cosa diventerà quello spazio bianco pieno di attese. Più o meno è anche quello che succede quando un fisico sta per dare vita a una nuova teoria; quando un antropologo spolvera via l’ultimo strato di polvere da uno nuova scoperta; quando un gene diventa me e non te.

Questo pezzetto di vita che ancora non è nulla è alla base di un affascinante progetto, il Kreyon, coordinato dal professor Vittorio Loreto, del Dipartimento di Fisica della Sapienza dell’Università di Roma. Il Kreyon nasce da un concetto creato dal biologo Stuart Kauffman, che intende spiegare l’evoluzione nelle primissime fasi della formazione delle molecole. Questo concetto si chiama “adiacente possibile”, e contempla tutte le possibilità che la vita potrebbe essere, quando ancora deve nascere. Quel passaggio, cioè, in cui la materia inanimata non è ancora viva, ma quasi. Quel momento in cui la vita non è ancora vita, ma quasi.

Ecco. Il progetto Kreyon intende studiare quel quasi, avvicinandosi, attraverso leggi fisiche, statistiche e biologiche a qualcosa che finora sembrava ad appannaggio esclusivo delle scienze sociali; come a dire che anche le idee, la creatività, le intuizioni artistiche o tecnologiche possono essere studiate, calcolate. Quanto ci riferiamo al vecchio quando diamo vita a qualcosa di nuovo? In che modo le nostre intuizioni vengono condizionate dall’ambiente sociale? Ciò che creiamo, in che forma è legato a qualcosa di già esistente?

Tale approccio intende creare una sorta di fisica della creatività, e sarà discusso, osservato, studiato durante i Kreyon Days a Palazzo delle Esposizioni di Roma, dal 26 al 30 ottobre 2016. Si proporranno laboratori, installazioni, giochi in cui l’atto creativo verrà messo sul vetrino del microscopio per cercare di scorgerne la sua stupefacente genesi. Particolare spazio è dato al Creastoria, laboratori ludici in cui chiunque può cimentarsi nell’invenzione di una storia insieme ad altri potenziali autori. Un gioco in cui la storia di uno può diventare la storia di un altro.

C’è un bellissimo racconto di Massimo Bontempelli che si chiama ‘Quasi d’amore’, in cui si racconta l’ultima sera di una permanenza, forse estiva, che un uomo e una ragazza hanno condiviso. Non si capisce che tipo di rapporto hanno i due, non si sa bene se continueranno a vedersi o no, se hanno intrapreso una specie di relazione. Forse è solo quasi amore – quel momento in cui sta per nascere una cosa che, però, potrebbe anche essere qualsiasi altra. In quel quasi si salverà la loro anima, e molte altre cose.