La Procura di Catania ha iscritto nel registro degli indagati 12 medici del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Cannizzaro di Catania per il caso di Valentina Milluzzo. Il reato ipotizzato è omicidio colposo plurimo. L’iniziativa, si sottolinea dalla Procura, è un atto dovuto dopo la denuncia dei familiari della donna per eseguire l’autopsia come atto irripetibile. Gli indagati sono tutti i medici in servizio nel reparto ad eccezione del primario, Paolo Scollo, e dell’assistente Emilio Lomeo, che erano assenti.

Milluzzo era stata ricoverata lo scorso 29 settembre alla diciannovesima settimana di gravidanza per una complicazione. Secondo i familiari della donna, uno dei medici, obiettore di coscienza, si sarebbe rifiutato di estrarre i due feti che erano entrati in crisi respiratoria. Nella denuncia dell’avvocato della famiglia si legge infatti che “il medico di turno si sarebbe rifiutato”. Fino a che è vivo io non intervengo, avrebbe detto loro. La stessa cosa avrebbe ripetuto, secondo l’esposto, sul secondo feto.

Il direttore dell’ospedale Canizzaro di Catania, Angelo Pellicanò ha replicato: “Non c’è stata alcuna obiezione di coscienza da parte del medico che è intervenuto nel caso in questione, perché non c’era un’interruzione volontaria di gravidanza, ma obbligatoria chiaramente dettata dalla gravità della situazione”. “Io escludo – ha poi aggiunto –  che un medico possa aver detto quello che sostengono i familiari della povera ragazza morta, che non voleva operare perché obiettore di coscienza. Se così fosse, ma io lo escludo, sarebbe gravissimo, ripeto perché il caso era grave. L’obiezione di coscienza – spiega Pellicanò – vale soltanto per i casi previsti di interruzione volontaria di gravidanza. Nel caso della signora Valentina Milluzzo, dove c’è la necessità di intervenire diversamente con un aborto terapeutico, il medico non può porre alcuna obiezione”. Per i magistrati della Procura di Catania la ricostruzione dei familiari “al momento non trova alcun riscontro”. E dai primi esami sulla cartella clinica non risulta che il medico dell’ospedale Cannizzaro abbia dichiarato la propria obiezione di coscienza.

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a margine dell’inaugurazione della nuova sede della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) ha dichiarato: “Abbiamo inviato gli ispettori della task-force del ministero della Salute a Catania e saranno presso il nosocomio della città già da domani mattina per verificare procedure e capire cosa è accaduto. Sull’applicazione della legge 194 – ha poi aggiunto – abbiamo un rapporto annuale molto dettagliato e sappiamo quali sono i centri in tutta Italia in cui si fanno le interruzioni volontarie di gravidanza e come sono coperte, con quali fabbisogni. In questo momento non posso fare alcuna valutazione perché c’è la Procura che sta indagando” ha poi concluso.

Sull’episodio è intervenuto anche Paolo Scollo, primario di Ginecologia e ostetricia dell’ospedale. “La signora Valentina Milluzzo ha avuto un primo aborto spontaneo alle 23.30 di sabato 15 ottobre e un secondo indotto dal medico di turno con l’ossitocina alle 01.40 domenica 16 ottobre, ed è deceduta alle 13.45 successive per, sospettiamo, complicanze di un’emorragia causata da un’infezione. La paziente – aggiunge il medico – era stata ricoverata il 29 settembre, dopo l’induzione di una gravidanza con la procreazione assistita, per minaccia di doppio parto abortivo. E’ stata sottoposta a cura antibiotica. Il 15 ottobre ha un piccolo febbrile, ed è trasferita nel reparto di semi intensiva. Viene sottoposta all’esame della procalcitonina, che non tutti gli ospedali eseguono, perché c’è il sospetto di un’infezione in corso. Il dato che emerge è elevato – ricostruisce ancora Scollo – e nel frattempo, alle 23.30, avviene il primo parto spontaneo. Vista la gravità della situazione il medico induce con l’ossitocina il secondo parto abortivo, che avviene all’1.40”. Per Scollo alla donna “non poteva essere praticata un’isterectomia”, un intervento chirurgico all’utero, perché “sarebbe morta per emorragia, per i parametri ematici rilevati”. Il decesso sarebbe avvenuto a causa di una sepsi, una violenta infezione. “Ma su questo – ha precisato il primario – è meglio attendere l’esito dell’autopsia”.

Scollo ha anche confermato che non solo il medico indicato dalla famiglia, ma tutti quelli in servizio nella struttura sono obiettori: “I dodici medici in servizio nel nostro reparto di ginecologia e ostetricia sono tutti obiettori di coscienza”. Tutto questo, però “non ha alcuna rilevanza né col caso né col servizio reso a chi vuole fare ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza. “Nella nostra struttura c’è un sistema che permette di intervenire per l’interruzione volontaria di gravidanza, che è programmabile. E non ci sono liste di attesa. Ma quando c’è bisogno di un intervento urgente per un caso come quella della paziente si interviene e basta. Non c’entra niente essere obiettori o meno, in quel caso siamo soltanto medici e dobbiamo intervenire per salvare vite. Nel momento in cui il medico, dopo il primo aborto spontaneo – ha ricostruito il prof. Scollo – induce il secondo parto abortivo con ossitocina, come si può parlare di obiezione di coscienza? Da cosa nasce l’enfatizzazione del medico obiettore di coscienza? Ha fatto quello che andava fatto secondo riconosciuti protocolli medici internazionali”.

Il procuratore Carmelo Zuccaro ha disposto il trasferimento della salma in obitorio, bloccando i funerali che erano stati organizzati nel paese del Catanese di cui la donna era originaria, e il sequestro della cartella clinica. “C’è un’inchiesta in corso – ha dichiarato durante una conferenza stampa Scollo – ci saranno medici indagati, come atto dovuto per permettere loro di difendersi nella sede appropriata, e quindi aspettiamo tutti con serenità e fiducia che la magistratura faccia il suo corso”.