Missione ExoMars compiuta, anzi no. Il lander Schiaparelli è atterrato su Marte. Ma non c’è segnale dalla superficie del pianeta rosso, indispensabile per dire che il lander non si è schiantato. Il segnale, infatti, è stato perduto un minuto prima che il veicolo della missione ExoMars toccasse il suolo marziano. Le speranze di ristabilire le comunicazioni non sono comunque perdute, ha detto all’Ansa il direttore delle operazioni di volo dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), Paolo Ferri. Ma le conferme attese per le 20 non sono mai arrivate, e dovrà passare la notte per dire se c’è ancora speranza. Un doccia fredda, dopo che alle 18.30, con un abbraccio condiviso in videocollegamento con la sede dell’Asi, si era festeggiato il successo della missione. Tuttavia il segnale giunto era solo quello del Tgo, modulo in orbita al pianeta e non quello del lander. Dallo Schiaparelli, invece, ancora niente. Il segnale del lander deve infatti rimbalzare su un satellite in orbita intorno al pianeta per essere inviato sulla terra. “Abbiamo avuto una finestra intorno alle 18.30, ma non è arrivato niente dal lander”, spiega Josef Aschbacher, direttore dell’osservazione dalla terra dell’Esa. E la stessa cosa si è ripetuta due ore più tardi. 

Schiaparelli si era ibernato dopo la separazione dal lander Tgo (Trace Gas Orbiter) per risparmiare energia, subito dopo aveva acceso il computer di bordo e gli strumenti che gli hanno permesso di eseguire il controllo completo delle sue condizioni e poi di catturare informazioni sull’atmosfera marziana nei sei minuti della discesa. I dati della sonda europea arrivano nel centro di controllo della missione che si trova in Germania, a Darmstadt, ma la loro analisi è molto complessa, rileva l’Esa.

L’ingresso nell’atmosfera è avvenuto intorno alle 16.42 italiane poi i sei minuti più difficili perché il modulo ha percorso la distanza partendo da una velocità iniziale di 21mila km/ora. È la prima volta che una sonda arriva su Marte nella stagione delle tempeste. Niente a che vedere con ciò che accade sulla Terra. Su Marte, infatti, possono essere talmente intense da avvolgere l’intero pianeta. Anche se, con molta meno energia e senza sabbia. Solo polveri sottili. La presa di Marte è, in realtà, duplice. L’Europa ha conquistato sia i cieli che la superficie del Pianeta rosso. Il primo passo è stato il distacco, avvenuto correttamente il 16 ottobre, tra il modulo di discesa Entry, descent and landing demonstrator module (Edm) – il lander che porta il nome dell’astronomo italiano che realizzò la prima mappa di Marte, Giovanni Schiaparelli appunto – e la nave madre, il Trace gas orbiter (Tgo). Quest’ultimo è entrato nell’orbita marziana, dove resterà per sette anni, stabilizzandosi su un’orbita circolare a circa 400 km di quota, dopo una serie di manovre in cui disegnerà nello spazio grandi ellissi.

Schiaparelli, invece, si è gettato sul pianeta, protetto dal suo scudo termico, e ha bucato la tenue atmosfera marziana. Ha rallentato, ha aperto il suo paracadute e, subito dopo, i retrorazzi frenanti. Fino ad adagiarsi delicatamente sulla sabbia arrugginita della regione Meridiani Planum, in corrispondenza dell’equatore marziano, la stessa regione dove da 12 anni scorrazza un piccolo rover della Nasa, Opportunity, affettuosamente battezzato “Oppy”. Impacchettata nel modulo di discesa Schiaparelli, la speciale stazione meteo italiana “Dreams” (Dust characterization, risk assessment and environment analyser on the martian surface).