Se nell’era Tronca il Lycée Chateaubriand ha messo le basi per “allargarsi” a Villa Borghese, in quella di Virginia Raggi ha ottenuto il premesso per costruire. Segno insomma che il cambio di guardia al Campidoglio non blocca i progetti espansionistici della prestigiosa scuola francese di Roma situata all’interno del parco di Villa Strohl-Fern. Prova ne è il fatto che, il primo settembre scorso, il Dipartimento di programmazione e attuazione urbanistica della Capitale ha rilasciato all’ambasciatrice Catherine Colonna il permesso “per l’esecuzione dei lavori di ampliamento”, di riqualificazione e recupero funzionale dell’edificio denominato il Casone.

La Direzione edilizia ha cioè dato il via libera al progetto di ristrutturazione di un edificio interno a Villa Borghese (si tratta di quello che affaccia sul Gianicolo, ndr) nonostante il fatto che la convenzione fra lo Stato italiano e quello francese relativa al parco di Villa Strohl-Fern e al Liceo Chateaubriand sia scaduta un anno fa. Interpellato in merito da ilfattoquotidiano.it l’assessore all’urbanistica non ha voluto rilasciare dichiarazioni in merito.

Fatto sta che al rientro dalle vacanze, il responsabile del liceo monsieur Joel Lust ha pubblicamente annunciato l’avvio a breve dei lavori “dopo più di sette anni di procedure amministrative”, sulla base del progetto approvato dal commissario straordinario Francesco Paolo Tronca. Lo stesso che è stato insignito il 31 maggio scorso dell’onorificenza di Cavaliere della legione d’onore francese dall’ambasciatrice Colonna. “Il progetto di ristrutturazione dell’edificio – si legge nel giornale della scuola francese di Roma – è in applicazione del Dpr numero 380/2001 che permette l’incremento della superficie calpestabile, quando il progetto è ritenuto di pubblica utilità”. Tuttavia l’incremento è “strettamente regolamentato”, perché “non è possibile se non all’interno dei volumi esistenti”. Per questo, il progetto prevede la creazione all’interno del Casone di un piano in più. In questo modo, a medio termine, la scuola potrà incrementare il numero di allievi con sommo beneficio per i suoi incassi. Ma anche con un impatto sul parco vincolato di villa Strohl-Fern, che, secondo le associazioni ecologiste come Italia Nostra, è tutto da verificare.

L’allargamento e i lavori del liceo francese romano, da sempre frequentato da una piccola élite romana, segneranno una tregua fra i due Stati su un affaire internazionale datato 1963. Fu allora che la scuola d’Oltrape si stabilì nel parco vincolato di Strohl-Fern dopo aver ricevuto la proprietà nel 1929 dal letterato e pittore Alfred Wilhelm Strohl-Fern per destinare la proprietà ereditata a “opere francesi di utilità pubblica”, a patto di preservarne “l’aspetto paesistico e le antiche alberature”. All’epoca i francesi si impegnarono a lasciare i padiglioni scolastici “in qualsiasi momento e senza compenso”. Promessa rimasta lettera morta.

Da allora sono iniziate le trattative fra lo Stato italiano e quello francese sulla possibile nuova location dell’istituto scolastico. Nel ’71 l’Italia propose senza successo lo spostamento della scuola all’Acqua Acetosa. Vent’anni dopo una legge stabilì che il liceo avrebbe dovuto lasciare il plesso, ma il trasloco venne differito sine die dall’allora sindaco Walter Veltroni. Nel 1992 poi lo Stato italiano investì persino 11 miliardi di vecchie lire per mettere nella disponibilità della Francia dei terreni a Val Cannuta, area ad ovest della Capitale. Nonostante la mediazione di Giulio Andreotti, l’operazione non andò a buon fine. Insomma ne venne fuori un tira e molla documentato anche da alcune interrogazioni parlamentari.

A novembre 2014, i francesi hanno deciso di fare un passo in avanti depositando la richiesta del permesso di costruire con tanto di progetto. Per procedere con i lavori era però necessaria la dichiarazione di pubblica utilità che risulta fra i primi atti firmati (il 31 dicembre 2015) dal prefetto Tronca, in qualità di commissario straordinario del comune di Roma. Nell’era Raggi, infine, il coup de théâtre con l’ultima autorizzazione per costruire in un’area vincolata e di grande pregio come Villa Borghese. E, ironia della sorte, il via libera arriva proprio sotto la gestione del Movimento 5 Stelle che si batte per preservare le bellezze del territorio italiano.