Avete casa a ridosso di un’antenna telefonica? E temete che le pericolose irradiazioni elettromagnetiche (possibili agenti cancerogeni per lo Iarc), oltre la svalutazione dell’immobile, possano nuocervi la salute? Niente paura: per tutelarvi il governo Renzi ha appena varato un (ambiguo) decreto attuativo del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, inserendo nuovi vincoli per l’assorbimento delle onde da parte degli edifici (sia privati che pubblici, comprese scuole e ospedali): “Facciamo un altro passo avanti verso la definizione di parametri definiti sull’esposizione ai campi elettromagnetici, a tutela della salute dei cittadini”.

L’autoproclamato passo in avanti (sul valore di attenzione di 6 V/m per il campo elettromagnetico in radiofrequenza, spalmato nelle rilevazioni di 24 ore che ‘montianamente’ ammortizza di notte i picchi diurni) nei calcoli previsionali si traduce in un generoso lascito alla discrezionalità dei gestori telefonici che, attraverso una motivata relazione tecnica da depositare negli uffici comunali, potranno ragionare a fisarmonica. Cioè: la vostra casa (vista panoramica antenna con irradiazioni superiori a 400 Mhz) ha delle finestre? Allora la soglia limite è di 6 decibel. L’edificio invece è spoglio di finestre? Soglia dimezzata a 3 decibel. E quando le finestre di casa saranno aperte? Soglia abbattuta a 0 decibel (come se un vigile al semaforo facesse scattare il rosso, depotenziando il segnale mentre stendete i panni o annaffiate i fiori!).

Scherzi a parte su inferriate e casalinghe persiane, nelle mani delle compagnie TLC c’è ora il diritto di certificare una previsione potenziale sul tasso di assorbimento elettromagnetico di un’abitazione, tenendo presente non le sue caratteristiche strutturali, né le diverse tipologie di costruzioni sul raggio d’azione dell’antenna, bensì la sola presenza di aperture o coperture (valutate come filtri murari), tralasciando ogni perizia sul materiale di costruzione degli abitati. Perché è chiaro che una casa in cemento armato (ricoperta di metalli, notoriamente amplificatori) funga da cassa di risonanza per le rischiose frequenze del ripetitore, mentre un’altra ecosostenibile in legno non riesca a schermare un bel tubo (come le componenti in plastica e vetro), finendo per esporre gli inquilini ad un irreparabile pieno d’elettrosmog, anche quando si dorme.

Domanda: perché il ministro Galletti (e consulenti vari) non ci ha pensato? “L’introduzione di questi fattori di attenuazione si traduce in un aumento dei valori di campo elettromagnetico permessi da ora in poi in corrispondenza della facciata di una qualunque abitazione” – scrivono al CemLab Sicilia – l’eventuale schermatura “dipende dal materiale di costruzione, dallo spessore delle mura, dalla presenza di aperture nella facciata, anche piccole quanto l’apertura di una cappa da cucina, da fenomeni di onde stazionarie che si vengono a creare, come appurato anche durante le prove preliminari effettuate in proposito dagli organi tecnici pubblici italiani”.

Duro era stato anche il Prof. Livio Giuliani, portavoce della Commissione internazionale per la Sicurezza dei campi elettromagnetici, che qui vede l’ennesimo tranello all’italiana: “Alzano i valori limite e di attenzione dei campi elettromagnetici nell’ambiente. Lo fanno, come al solito, senza modificare i disposti del Regolamento recante i tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana – DM 381/1998 in attuazione dell’art. 1 comma 6 lett. a) n. 15 della legge 249/1997-  e confermati dal decreto ambientale DPCM 8/7/2003, ma dando disposizioni (per legge!) su come si fanno le misure”.

Intanto le associazioni dei malati elettrosensibili (i primi a pagare sulla pelle imprudenti scelte politiche) corrono ai ripari e seguono con interesse l’iniziativa di un agriturismo di Canino (Viterbo) che convertirebbe i suoi 31mila mq senza antenne, elettrodotti né Wi-Fi nel primo Ecovillaggio d’Italia per persone che soffrono di Elettrosensibilità (all’estero ce ne sono da tempo): “L’idea non deve essere vista come un ripiego, un rifugio nella terra di nessuno, una fuga da una realtà ipertecnologica che scaccia le persone che non tollerano campi elettromagnetici anche a bassa intensità – dice la promotrice Cristiana Vignoli – ma come un’opportunità per vivere in un ambiente sano, a contatto con la natura, riappropriandoci di spazi vitali senza subire i continui attacchi di pervadenti onde, pericolose per la salute umana”.