Prima l’hanno drogata. Poi torturata e impalata. E l’hanno rivestita, lavata e ripulita prima di abbandonarla, ormai esanime, davanti all’ospedale di Mar del Plata dove i medici non sono riusciti a rianimarla. Quella subita dalla sedicenne Lucia Perez lo scorso 8 ottobre, ha detto il pubblico ministero Maria Isabel Sanchez, è la storia di “una violenza sessuale disumana”, che ha sconvolto anche il medico legale.


“In tutta la mia carriera – ha detto – non ho mai visto nulla di simile”. Per le violenze e l’omicidio della giovane – avvenuto mentre a Rosario 70mila persone sfilavano per il Raduno Nazionale Femminile – sono stati fermati Matias Farias, 23 anni, e Juan Pablo Offidani, 41, due spacciatori già noti alle forze dell’ordine. E a poche ore dal loro arresto è stato fermato anche un terzo uomo, che secondo il pubblico ministero avrebbe aiutato gli altri due a compiere lo stupro e a nascondere i segni della violenza.

Un caso che ha sconvolto il Paese, dove ogni 30 ore una donna viene uccisa per mano di un uomo. E dove solo nel 2015 sono avvenuti 286 femminicidi. Migliaia di cittadini hanno organizzato manifestazioni in tutto il Paese: a Mar de la Plata sono scesi in piazza al grido di  #NiUnaMenos (Non una di meno), mentre a Buenos Aires è stato organizzato uno “sciopero al femminile” per ribadire l’importanza e i diritti delle donne.

“La protesta – hanno spiegato le organizzatrici dell’associazione Ni Una Menos– consiste nel fermarsi dalle 13 alle 14 nel tuo ufficio, la tua scuola, il tuo tribunale, la tua redazione, il tuo negozio o la fabbrica nella quale lavori per dire basta alla violenza maschilista. Perché noi vogliamo rimanere vive”. Sempre nella Capitale è previsto un corteo che arriverà fino alla Casa Rosada, sede della presidenza.