L’emittente televisiva Russia Today si è vista congelare tutti i conti bancari attivi nel Regno Unito. Lo denunciano i vertici editoriali della tv, parlando di una decisione che sembra avere tutte le caratteristiche di una sanzione da parte del governo britannico; accusa però subito rigettata da Downing Street, secondo cui la scelta è stata presa dall’istituto di credito NatWest in modo del tutto indipendente. E la questione immediatamente da bancaria diventa anche politica. In parte perché Mosca denuncia il congelamento dei conti come una chiara violazione della libertà di parola; dall’altra perché la vicenda arriva al termine di giorni in cui le relazioni diplomatiche tra Russia da un lato, e Gran Bretagna e Stati Uniti dall’altro, sono tornate a farsi tesissime.

“Viva la libertà di parola”, ha polemicamente commentato in un tweet la responsabile del canale televisivo russo in Gran Bretagna, Margarita Simonyan, che ha poi spiegato i dettagli dell’operazione messa in atto dalla NatWest Bank, presso la quale l’emittente russa teneva i propri conti correnti. Si tratta, è il caso di ricordarlo, di un istituto che fa parte del gruppo Royal Bank of Scotland, nazionalizzato durante la crisi del 2008 dal governo laburista di Gordon Brown. La Simonyan ha parlato di una decisione “non soggetta a revisione”: Russia Today, sostenuta da vicino dal Cremlino, ha ricevuto una lettera dalla NatWest Bank in cui, stando al resoconto della stessa responsabile, l’istituto annuncia di aver “intrapreso una revisione degli accordi bancari” in seguito alla quale è stato deciso di “non poter più fornire tali servizi”. Una iniziativa che, secondo la Simonyan, è stata presa senza motivi sufficienti e senza alcuna giustificazione, dal momento che – ha sostenuto – “le nostre attività sono completamente trasparenti, così come i finanziamenti”. La responsabile ha quindi ipotizzato che il blocco dei conti possa essere legato alle “nuove misure ed eventuali ulteriori sanzioni contro Mosca” annunciate da Stati Uniti e Gran Bretagna, in segno di protesta contro i continui bombardamenti della Russia ad Aleppo est. La banca, ha poi precisato la Simonyan, ha affermato che l’intero gruppo della Royal Bank of Scotland ha rifiutato di gestire i conti di Russia Today. Elemento, questo, che pare confermato dall’agenzia di stampa Sputniknews, altro braccio mediatico del Cremlino, che ha pubblicato la lettera con cui la NatWest ha comunicato a Russia Today la revoca dei servizi forniti in Gran Bretagna. Nel documento si legge che l’emittente russa dovrà “trovare soluzioni alternative al di fuori del gruppo Royal Bank of Scotland”. Se l’iniziativa fosse portata fino in fondo, spiega il Guardian, metterebbe a rischio la possibilità per l’emittente di continuare a lavorare. Lo stesso quotidiano britannico riporta che è risaputo come negli ultimi anni l’ufficio di controllo della banca abbia frequentemente chiuso i conti di altri clienti russi, spesso senza alcun preavviso.

Le critiche all’operazione della NatWest sono state avanzate anche da membri del governo di Mosca. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, su Facebook ha commentato: “Pare che lasciando la Ue, Londra abbia deciso di lasciarsi alle spalle anche tutti i suoi obblighi verso la libertà di parola”. Toni analoghi quelli scelti dal commissario per i diritti umani dello stesso dicastero, Konstantin Dolgov, che in un altro tweet ha scritto: “Sembra proprio che la libertà di parola sia completamente persa nella nebbia della russofobica Albione”.

Il governo britannico, però, ha smentito queste ricostruzioni. Un portavoce della premier Theresa May ha dichiarato che il congelamento dei conti di Russia Today è frutto di una decisione presa “in modo indipendente” da NatWest e che non ha nulla a che fare con l’esecutivo. “È una questione che riguarda quella banca, sta a loro decidere – ha proseguito il funzionario di Donwing Street – a chi offrire i propri servizi a seconda della valutazione dei rischi”.

La vicenda sembra comunque destinata ad esacerbare le già problematiche relazioni tra Mosca e l’asse Londra-Washington. Una vera e propria escalation diplomatica, quella andata in scena nei giorni scorsi. Prima le notizie sui missili russi puntati verso verso l’Europa e sulle razionalizzazioni di pane nella città di San Pietroburgo; poi le accuse dell’intelligence americana nei confronti delle presunte intromissioni di hacker russi nella campagna elettorale, e le rivelazioni di una presunta missione affidata da Obama in persone alla Cia per sferrare un attacco informatico “senza precedenti” contro Mosca; e dunque le repliche di Putin che aveva dichiarato: “Minacciandoci, gli Usa violano le norme internazionali”. E sullo sfondo, le costanti tensioni legate alla guerra in Siria, con Usa e Gran Bretagna che nelle scorse ore sono tornate a ipotizzare sanzioni contro gli alleati di Assad, tra i quali figura proprio la Russia.