Prima una mozione alla Camera per chiedere le dimissioni di Enrico Zanetti, poi una lettera aperta alla presidente di Montecitorio Laura Boldrini per contestare la concessione della deroga al nuovo gruppo parlamentare di cui il viceministro dell’economia è a capo. Pippo Civati e i suoi colleghi di Componente Alternativa Libera – Possibile protestano contro la creazione di “Scelta civica – verso Cittadini per l’Italia”, il neonato gruppo alla Camera che ha scelto come acronimo “Maie-Ala”. Oltre a Zanetti, sono 15 i deputati che ne faranno parte, tra cui 8 fedeli di Denis Verdini.

E proprio il numero dei componenti della nuova formazione è l’oggetto della protesta di Civati. Affinché un nuovo gruppo possa formarsi a Montecitorio è necessario infatti – secondo l’articolo 14 del regolamento della Camera – che questo sia costituito da almeno 20 deputati. La presidenza, tuttavia, il 12 ottobre ha deciso di concedere una deroga. Ed è questa la scelta contestata dal leader di Possibile. “L’Ufficio di Presidenza può autorizzare la costituzione di un Gruppo con meno di venti iscritti – scrive Civati, citando lo stesso articolo 14 – purché questo rappresenti un partito organizzato nel Paese che abbia presentato, con il medesimo contrassegno, in almeno venti collegi, proprie liste di candidati, le quali abbiano ottenuto almeno un quoziente in un collegio e una cifra elettorale nazionale di almeno trecentomila voti di lista validi”. Tutti requisiti che Maie-Ala non può vantare, non avendo neppure partecipato, come forza politica, alle ultime elezioni. Nel 2013, Enrico Zanetti si era infatti presentato come candidato con Scelta civica, il partito che sosteneva la corsa di Mario Monti verso Palazzo Chigi. Nel luglio scorso, però, in seguito ai suoi tentativi di accogliere nelle file di Sc i parlamentari fedeli a Denis Verdini, era stato contestato dai suoi colleghi e costretto alle dimissioni. Rimasto per qualche mese nel Gruppo misto, torna ora a creare un gruppo autonomo a Palazzo Madama.

Una deroga analoga a quella concessa a Maie-Ala, è stata accordata anche agli ex membri di Scelta civica, rimasti a comporre un gruppo di soli 15 deputati – denominato “Civici e innovatori” – dopo la diaspora guidata dal numero 2 di Via XX Settembre. E anche su questa deroga si concentrano le critiche di Civati, che condivide le perplessità espresse nei giorni scorsi da Mario Monti sull’intera operazione: “la forzatura parlamentare”, era stato il ragionamento dell’ex premier, raccolto nella lettera inviata alla Boldrini, è “il frutto di una pressione del Pd, che così mira a stabilizzare il sostegno del senatore Verdini e dei deputati che al medesimo fanno politicamente riferimento, al Governo”.

Civati non arriva mai a rivendicare il diritto per il suo gruppo parlamentare (composto anch’esso da meno di 20 deputati), di un’analoga deroga. Sottolinea invece, nella mozione presentata a Montecitorio, come l’operazione orchestrata da Zanetti costituisca una violazione agli articoli 94 e 95 della Costituzione, dal momento che, si legge, “ogni modifica sostanziale di collocazione politica dei membri del Governo, tanto più se questa implica un mutamento della stessa composizione politica del governo, come nel caso del Viceministro Zanetti, deve necessariamente passare attraverso l’approvazione del Parlamento”. E sottolinea anche, in chiusura della mozione, l’opportunità che il governo inviti lo stesso Zanetti a rassegnare le sue dimissioni da vice di Padoan.

In ogni caso, al netto delle questioni di diritto, la denuncia politica più forte è contenuta nella chiusura della lettera inviata alla Boldrini. “A nessuno – scrivono Civati e i suoi – nemmeno al Presidente Renzi e ai suoi sostenitori, dentro e fuori il partito di cui è segretario, è consentito usare il pallottoliere dei numeri stravolgendo o facendo stravolgere indegnamente e disinvoltamente le regole vigenti”.