evobig Un libro scritto da fan pensato per i fan. Si intitola Pearl Jam Evolution la biografia che Daria Moretti e Luca Villa, i curatori del sito pearljamonline.it, hanno da poco pubblicato in una nuova edizione ancora più dettagliata e aggiornata sulla band di Seattle a 25 anni dalla nascita. Un lungo viaggio non solo musicale, che ne delinea l’evoluzione artistica e umana attraverso interviste, dichiarazioni e analisi approfondite di dischi e tour. Un libro che ogni appassionato o fan vorrebbe/dovrebbe leggere, per capire come mai i Pearl Jam, giunti al culmine della celebrità abbiano fatto determinate scelte, come quella di rifuggire le luci dello showbiz,  rifiutarsi di girare video delle loro canzoni, intraprendere azioni legali contro le major dell’industria discografica e sfruttare la loro visibilità per impegnarsi in questioni di giustizia sociale. Ricco di spunti e aneddoti, Luca e Daria, insieme anche nella vita, danno un ritratto diverso della band rispetto ai fiumi di inchiostro versati in loro nome. “Abbiamo cercato di far capire l’evoluzione dei Pearl Jam, perché spesso, soprattutto fino a una decina di anni fa, venivano presi in considerazione solo i primi anni della loro carriera raccontano , che erano entusiasmanti, certo, però c’è tanto altro da scoprire. Col tempo sono divenuti ancora più interessanti per l’impatto che hanno avuto sulla musica rock, non a caso oggi sono considerati una delle band più importanti degli ultimi 30 anni”.

Quali sono le principali novità di questa edizione di Pearl Jam Evolution?
Abbiamo aggiunto le cronache degli ultimi sette anni di vita dei Pearl Jam, fino ai concerti dello scorso agosto. Quel che ci rende particolarmente orgogliosi, però, è il metodo che abbiamo scelto per la distribuzione del libro: ispirati dai Pearl Jam,  che a loro volta erano stati ispirati dai Fugazi, abbiamo deciso di produrci il libro da soli, avendo il totale controllo di quello che scrivevamo, senza dover tener conto a nessuno.

Anche a livello di lunghezza: Pearl Jam Evolution è il libro col numero di pagine più ampio che sia mai stato scritto su di loro.
Ed è il più aggiornato e il più dettagliato, ricco di curiosità che non si trovano in nessun altro libro. È un volume pieno zeppo di aneddoti sulla band e crediamo sia un ottimo punto di partenza o di arrivo per chi prova interesse per la band.

Le informazioni sui Pearl Jam che si trovano sul libro da dove provengono?
Per quanto riguarda la parte biografica, molte informazioni le avevamo già raccolte per il sito pearljamonline.it. Il racconto dell’evoluzione dei Pearl Jam invece è farina del nostro sacco. Le fonti sono stati articoli, libri, volumi dedicati ad altre band, e poi ci sono le interviste esclusive al frontman dei Mudhoney  Mark Arm, agli ex batteristi dei Pearl Jam Dave Krusen e Jack Irons. Molto più difficile è arrivare ai componenti dei Pearl Jam.

Il vostro, si evince dalla lettura del libro, è un amore viscerale: qual è la cosa che i Pearl Jam hanno fatto e che vi ha fatto accrescere la stima nei loro confronti?
Uno dei grossi meriti dei Pearl Jam è l’aver messo molti giovani di fronte a questioni importanti che poco capivano: dall’uso delle armi all’ambientalismo, fino alle questioni legate ai diritti dei transgender (quando hanno annullato una loro esibizione in North Carolina per protesta), l’attivismo politico dei Pearl Jam è la cosa che più ci ha coinvolto. Più dei voli di Vedder sulla folla, della loro energia sul palco e dei testi delle loro canzoni, è stato il loro attivismo, il non tirarsi indietro mai su niente, il loro voler inglobare non solo le note ma tutto un mondo attorno a loro, che ci ha fatto capire che quella era la band da seguire.

Presto inizierà il tour che riporta in scena i Temple of  the Dog: un momento irripetibile che forzatamente verrà fatto rivivere: voi non avete mai dubitato sulla buona fede della band? Che anche il loro attivismo possa far parte di una strategia di marketing?
Bella domanda… beh, crediamo nella loro buona fede e nella loro integrità umana prim’ancora che artistica. Certo, hanno fatto anche cazzate, come può esser vista a vent’anni di distanza, la loro battaglia contro la Ticketmaster. All’epoca apparivano come i paladini della giustizia, volendo favorire i fan nell’acquisto dei biglietti dei loro concerti con prezzi inferiori. Ma non crediamo che lo facessero per una questione di marketing, visto che alla fine hanno perso anche molti soldi. Quel che è certo è che se nel corso della loro carriera avessero fatto scelte diverse, saremmo di fronte ormai a una specie di U2.

Jeff Ament e Stone Gossard (bassista e chitarrista della band) all’inizio della loro carriera venivano tacciati di essere arrivisti. A detta di Kurt Cobain volevano soltanto guadagnare con la musica…
Nel libro è spiegato molto bene: Cobain era influenzato dal giudizio negativo di Mark Arm che era uscito dai Green River, la band in cui i due militavano. Secondo noi, i veri Pearl Jam iniziano da Versus e non da Ten ché era un album che forse stona un po’ nella loro carriera soprattutto per il modo in cui si presentava, parecchio commerciale. Se però guardiamo al passato quasi 25 anni dopo, possiamo vedere che i Pearl Jam, forse assieme ai Mudhoney, sono gli unici rimasti integri: Chris Cornell per esempio, ha avuto fasi agghiaccianti nella sua carriera, un album come Scream è davvero indecente; gli Alice in Chains hanno sostituito Layne Staley e in ultimo, Chris Novoselic parla di voler rimettere su i Nirvana…

I primi album hanno riscosso successo, poi c’è stata una fase in cui erano quasi usciti dai radar. Recentemente invece c’è stata una sorta di riscoperta della band: qual è stato secondo voi il motivo?
Va detto che un bel po’ di nuovi fan sono arrivati grazie alla colonna sonora di Eddie Vedder per Into the Wild. Poi c’è stato un marketing incredibile con Backspacer, che è arrivato in vetta alle classifiche grazie a brani come Just Breath e alla Eddie Vedder style.

In ultimo, cosa pensate dei duetti di Vedder con le popstar Beyonce, Chris Martin dei Coldplay e Jay-Z?
Siamo molto eclettici nei nostri ascolti, ma l’unica cosa che non perdoniamo a Eddie è proprio quel duetto con Chris Martin. Del resto, anche i migliori sbagliano… riguardo a Beyonce e Jay-Z sono grandissime star internazionali, che vendono milioni di dischi, ma i fan dei PJ sono contrari a certe operazioni. A noi non fanno impazzire, però va sottolineato che queste esibizioni avvengono sempre in occasione di eventi benefici come il Made in America o il Global Citizen.