poco più di un anno dall’accordo tra Atene e i creditori internazionali sul terzo piano di assistenza finanziaria da 86 miliardi per la Grecia, i rapporti tra il governo Tsipras e la ex troika tornano a complicarsi. I ministri delle Finanze dei 19 Stati dell’area euro, durante una riunione in Lussemburgo, hanno infatti dato il via libera al versamento da parte del Fondo salva Stati (Esm) di solo 1,1 sui 2,8 miliardi attesi dal Paese. Soldi che, peraltro, serviranno tutti per pagare gli interessi sul debito. Il resto della seconda tranche, si legge nel comunicato dell’Eurogruppo, sarà sbloccato solo una volta che le istituzioni avranno valutato il pagamento degli arretrati ai creditori da parte dell’esecutivo ellenico, valutazione che verrà fatta su dati in arrivo a fine ottobre. Le “istituzioni”, nuovo nome della troika, torneranno ad Atene a metà ottobre per esaminare i conti.

L’Eurogruppo “riconosce che sono stati fatti significativi progressi” nell’implementazione delle 15 “pietre miliari” del programma imposto ad Atene la scorsa estate, ma “chiede alle autorità greche di intensificare il lavoro sulle misure richieste per completare per tempo la seconda revisione”. Il governo Tsipras, che stando alla legge di Bilancio per il prossimo anno prevede nel 2017 una crescita del pil del 2,7% dopo sette anni di recessione, ha presentato una nuova riforma delle pensioni che taglia i futuri assegni e intende ora ridurre ancora le pensioni complementari, cosa che nelle scorse settimane ha scatenato dure proteste. Sono poi ai nastri di partenza le contrattazioni con i sindacati sulla riduzione dei salari minimi per i giovani. E sono state avviate molte privatizzazioni, dalla vendita di 14 aeroporti alla tedesca Fraport alla cessione del porto del Pireo ai cinesi di Cosco, mentre le Ferrovie sono andate alla nostra Fs.

Ma non basta ancora: i creditori chiedono passi avanti nella riforma del settore energetico, la creazione di un’agenzia delle entrate indipendente e misure per la governance bancaria. Intanto il Fondo monetario internazionale, che spinge da tempo per un taglio del debito greco a cui però si oppone con decisione la Germania, resta alla finestra: secondo indiscrezioni circolate nel fine settimana l’istituzione di Washington intende chiamarsi fuori dal piano di salvataggio restando al tavolo solo come “consulente”. Il portavoce Gerry Rice si è limitato a dire che resta “pienamente impegnato, con l’obiettivo di raggiungere un accordo su un programma che il Fmi possa sostenere”, ma senza entrare nel dettaglio sulle modalità dell’impegno.