“La mia è una rivoluzione gentile. Quando abbiamo detto No alle Olimpiadi hanno tremato, con il No al referendum vedranno la loro fine”. Virginia Raggi parla dal palco di Italia 5 stelle poco dopo l’inizio del temporale, la folla la ascolta da sotto gli ombrelli e la interrompe solo per il coro “onestà, onestà”. “Io? No, non mollo”, dice la sindaca a chi dalle prime file le grida di resistere. “Abbiamo le mani libere e non dobbiamo dire sì a nessuno, se non ai cittadini”. Domenica 25 settembre è il giorno della prima cittadina di Roma, quella al centro delle polemiche da giorni e che viene accolti dagli abbracci degli attivisti. Osservata speciale di vertici e parlamentari, per il momento continua a essere protetta dalla base. “Perché sono i giornalisti servi della gleba che si inventano le storie”, gridano i militanti ai giornalisti tra gli spintoni. “Siamo noi la sua scorta”, dicono mentre allontanano con la forza i cronisti. Negli scontri durante il giro tra gli stand è rimasta coinvolta anche una giornalista del fattoquotidiano.it.

Poco prima la Raggi ha avuto un vertice con Davide Casaleggio e Beppe Grillo in un hotel del centro (dove tutti e tre hanno una stanza) per parlare della situazione della giunta che dal primo settembre è senza assessore al Bilancio. Lei nega di averne discusso con il leader: “Della questione mi sono confrontata con gli assessori e i miei consiglieri”, ha detto secca. “Il nome? Ve lo dirò presto”. E di cosa si è parlato durante il vertice? “Abbiamo parlato di quello che succederà, di come sta andando. I problemi di Roma li stiamo risolvendo. C’è una giunta che è al lavoro e a breve uscirà una sezione anche informativa del tipo ‘lavori in corso'”. E “abbiamo parlato di questa bellissima manifestazione. Finalmente ci riuniamo dopo un anno. Questa manifestazione è un momento importante per ritrovarci e parlare”. Ma anche per discutere, e ridiscutere, degli equilibri ai vertici del movimento. Con Grillo tornato alla guida “a tempo pieno” come ha sottolineato il comico sabato, il ruolo del direttorio sembra destinato a essere ridimensionato dopo il cosiddetto “caso Roma”. La sindaca però non condivide la lettura e oppone un “bah” a chi le chiede se sia stata lei la causa della svolta.

Poche battute, quelle scambiate con i giornalisti, poi la Raggi ha raggiunto il Foro Italico, dove si tiene la kermesse grillina. E dove è stata accolta come una star: circondata da una decina di body guard e da poliziotti, la sindaca è stata a lungo applaudita dai militanti. Accompagnata dalla sicurezza ha fatto un giro tra gli stand al grido di ‘onestà, onestà’. Numerosi gli insulti ai giornalisti presenti che hanno provato ad avvicinare la sindaca: “Venduti“, “buffoni”, “servi“, gli epiteti indirizzati ai rappresentanti della stampa.

La chiusura di Italia 5 stelle è tutta di Beppe Grillo. Che prima telefona via skype a Julian Assange, strappando pure un endorsemente (“Grazie a Beppe avete fatto grandi cose in Italia) e poi saluta tutti con un messaggio: “Non esiste l’impossibile. Come l’aereo solare. Il 20 giugno c’erano due cose che sembravano impossibili: volare senza energia e che il Movimento potesse vincere le elezioni a Roma. Più voliamo in alto e più quelli che non ci seguono ci sembreranno più piccoli”. Il saluto finale è di Roberta Lombardi, l’organizzatrice protagonista di tante polemiche nei giorni scorsi, che ha liberato un gruppo di palloncini in cielo per ricordare Gianroberto Casaleggio.

La Raggi dal palco: “Non mollo” – La sindaca è intervenuta dal palco intorno alle 16.20 poco dopo l’inizio della pioggia che ha allontanato molti attivisti. “Io? Non mollo”, ha detto rivolta al pubblico. “Che bello vedere che siamo uniti. Loro ci dipingono come una squadra di persone divise, invece siamo più uniti che mai. Devono saperlo perché siamo tanti. E’ bellissimo”. La sindaca ha poi raccontato del crollo della palazzina che l’ha costretta nelle scorse ore a restare nella Capitale. “Ieri cercavamo posti per l’accoglienza e abbiamo deciso che d’ora in poi faremo un bando tra gli albergatori per vedere chi è disponibile quando c’è l’emergenza. Così dovrebbe funzionare sempre. Dobbiamo lavorare sull’ordinario”. Poi una considerazione sulla situazione della Capitale: “Abbiamo trovato una città devastata, non c’è nulla che funziona a Roma. Abbiamo tutto da ricostruire e lo stiamo facendo”. La Raggi ha quindi parlato del suo programma: “Io ho un’idea e sto cercando di portarla avanti: portare avanti una rivoluzione normale, gentile a Roma. Dobbiamo fare ciò che è giusto, ciò che serve e per troppo tempo non è stato fatto niente. Il disastro lo vediamo tutti. Dobbiamo ritornare a fare ciò che serve. Da quando siamo entrati a Roma non fanno altro che attaccarci, ora l’ultima moda è attaccare le mie orecchie”. La folla scoppia a ridere e poi intona il coro “onestà onestà”. A quel punto la Raggi si rivolge al presidente del Consiglio: “Voleva rottamare, ma siede al tavolo con i Verdini”. Il primo applauso lo strappa parlando di Olimpiadi: “Quando abbiamo detto No alle Olimpiadi hanno tremato, con il No al referendum vedranno la loro fine”. Dal palco la sindaca ha anche auspicato la vittoria in Sicilia e poi al governo: “Io non mollo, ma non dovete mollare neanche voi. Andiamoci a prendere Palermo, la Sicilia e l’Italia”.

Grillo chiude la manifestazione dal palco – “Io vorrei che mi chiamaste l’elevato”, dice il leader dal palco e tutti in coro “l’elevato”. “Io ho l’insonnia, le mie idee urlano, dico tutto e il contrario di tutto. Ma voi dovete essere straordinariamente felici perché oggi abbiamo consacrato che noi siamo i perdenti. Dei perdenti che è una meraviglia. Essere pessimisti è bellissimo, dire di no è la più alta poesia della politica. Il pessimista vive di più”. Poi il comizio finale è dedicato alla Costituzione e al referendum sulla legge Boschi: “I padri fondatori hanno fatto la Costituzione in modo semplice, l’hanno scritta con 9360 parole poi l’hanno divisa in periodi e ogni periodo hanno detto lo facciamo sotto le venti parole. Quindi l’hanno fatta per quelli normali, allora perché ho bisogno di un costituzionalista che mi spieghi qualche cosa che invece potrei capire da me?”. Poi chiude con una telefonata via Skype con Julian Assange. “In Italia con il M5s”, ha detto il giornalista, “avete fatto una grande impresa, siete riusciti a sbaragliare la stampa scorretta, grazie alla guida di Beppe Grillo. Sono in una situazione molto difficile ma la vostra presenza in Italia mi dà molto conforto”. Assange ha poi parlato della stampa: “Mi sono occupato molto di studiare le guerre e le morti delle guerre, la guerra è causata dalle menzogne, da quelle che leggiamo sulla stampa. Il dovere del giornalista è dire la verità, questo è importante. Ciò che ci rende comunità è la comunicazione”. Il leader M5s gli ha quindi garantito che il Movimento farà qualcosa per lui: “Faremo qualcosa per te, magari on line, ti verremo a trovare”. La chiusura è dedicata a Roberta Lombardi che ha liberato i palloncini all’elio in cielo per ricordare Gianroberto Casaleggio. E così Grillo: “Non esiste l’impossibile. Come l’aereo solare. Il 20 giugno c’erano due cose che sembravano impossibili: volare senza energia e che il Movimento potesse vincere le elezioni a Roma!. Più voliamo in alto e piu’ quelli che non ci seguono ci sembreranno piu’ piccoli”.

Morra: “Da Renzi solo slogan, non è capace di argomentare” – Il senatore Nicola Morra ha parlato di referendum e della campagna per il No insieme al collega Vito Crimi e al deputato Danilo Toninelli: “Loro sono bravi a confezionare slogan, come il testo del referendum ma questi sono solo slogan, Renzi non è capace di argomentazioni, è capace solo di slogan”. Morra ha anche aggiunto: “Questa riforma costituzionale è incomprensibile, sono tutte balle e panzane, il signor Matteo Renzi deve inziare a portare rispetto ai cittadini di tutta Italia, non ci sono solo gli azionisti delle grandi banchi da soddisfare”.

Taverna: “Sono dovuta entrare dentro il Senato per incontrare i mafiosi” – Paola Taverna è uno degli interventi più attesi. Al centro delle polemiche negli ultimi giorni per il suo scontro con la sindaca Raggi proprio per il caso Roma, è rimasta defilata per tutti e due i giorni. “Son dovuta entrare dentro il Senato per incontrare i mafiosi”, dice dal palco. “E io che pensavo di venire da un quartiere problematico”. Poi ancora: “Il nostro è un Paese che ha dimenticato di essere sovrano e che è diventato servo”. E chiude: “Al governo noi ci andremo se i cittadini vorranno. E se non permetterete di lasciare il paese a chi non fa i vostri interessi”.