Lo strappo di Bratislava continua a far sentire i propri effetti. Il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker è atteso mercoledì a Berlino per un incontro con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande. Non sarà della partita invece, a meno di inviti dell’ultimo minuto, Matteo Renzi che al vertice europeo tenuto il 16 settembre nella capitala slovacca aveva fatto la voce grossa accusando i vertici dell’Ue di inconcludenza.

L’incontro in programma nella capitale tedesca e riportato nell’agenda settimanale dell’esecutivo Ue “sarà dedicato esclusivamente allo sviluppo dell’agenda digitale“, ha spiegato la portavoce della Commissione Europea Mina Andreeva. Ma la sostanza rimane identica: il capo del governo italiano, che in seguito al referendum sulla Brexit ha cominciato a lavorare per sostituire David Cameron nell’asse di Paesi che guida l’Unione Europea, non ci sarà. Del resto è lo stesso Renzi che spiega così la questione: “Il problema è se la Germania accetterà o meno”, ha risposto il premier ad una domanda del Washington Post sulla possibilità che il nucleo forte dell’Europa sia formato da Francia, Germania e Italia. “Ho grande rispetto per Merkel e Hollande – ha detto ancora – ma non possiamo perdere l’occasione. Carpe Diem”.

Da Berlino arrivano rassicurazioni. Steffen Seibert, portavoce di Angela Merkel, ha indicato come assolutamente ordinario l’incontro di mercoledì prossimo, spiegando i tre leader vedranno 20 dirigenti delle principali imprese europee. “Gli imprenditori fanno parte dell’European Round Table of Industrialists. Nell’incontro si discuterà di innovazione e competitività in Europa e della sfida della digitalizzazione in tutti i settori dell’economia”, ha aggiunto Seibert.

Ma dopo Bratislava il clima tra Renzi e il due Merkel-Hollande è cambiato. Nell’intervista al quotidiano statunitense il premier non perde l’occasione per segnare ancor di più la distanza e lo scettiscismo del governo italiano sulle ricette macroeconomiche di Bruxelles. Alla domanda se consideri il presidente Usa un modello e se intenda attuare il suo programma di stimoli economici anche in Italia, il premier ha risposto: “Obama è un esempio per molte ragioni, per la qualità della sua azione politica e per la sua visione. Ha ottenuto risultati concreti nella creazione di nuovi posti di lavoro“. Renzi, dice, vorrebbe fare la stessa cosa “non solo per il mio Paese ma per il mio continente. Perché l’Ue ha deciso di puntare su una strategia diversa, sull’austerity. E questo è stato un errore cruciale per l’Europa”.

Una eco chiara alle parole pronunciate a New York, dinanzi all’Assemblea generale dell’Onu: “Sulla politica economica bisogna riconoscere che Obama e l’America hanno fatto bene e che l’Ue ha sbagliato direzione. Oggi è un dovere rilanciare sui giovani, sugli investimenti pubblici e privati non solo sull’austerity; sull’Europa sociale e non solo sull’Europa finanziaria”, affermava Renzi nelle seconda sfuriata in pochi giorni contro i vertici dell’Unione dopo quella di Bratislava.

Dalla Germania, intanto, arriva un altro messaggio eloquente per il capo del governo, con la Bild che in prima pagina, nella quotidiana rubrica “il vincitore e il perdente” colloca il presidente del Consiglio italiano nella seconda categoria. “La congiuntura italiana fatica a riprendersi, il bilancio dello Stato è fortemente indebitato, la capitale precipita nel caos”, scrive il popolare tabloid, “ma invece di affrontare le riforme e le misure di risparmio necessarie Matteo Renzi posa con un vestito di Armani per la rivista di moda Vogue e parla di politica e bella vita”. Il consiglio del quotidiano è “lavorare invece che fare bella figura”.