Non è vero che la sindaca Raggi abbia rifiutato la maglia della Lazio, anzi ha parlato della squadra biancoceleste anche ieri con il presidente della Roma Pallotta“. Così Daniele Frongia, vicesindaco e assessore allo Sport del Comune di Roma, smentisce ai microfoni di Radio Roma Capitale la notizia riportata da alcuni organi di informazione, secondo i quali la numero uno di Palazzo Senatorio avrebbe rifiutato la maglietta della Lazio. L’esponente M5S, poi, chiarisce alcuni passi compiuti in queste settimane dalla giunta Raggi: “E’ normale che da parte dei cittadini ci sia un’aspettativa alta e già dopo pochi mesi si chieda conto all’amministrazione. In questo caso c’era stata Mafia Capitale, ci sono problemi di soldi e quindi la macchina è molto rallentata e poco trasparente. Pertanto abbiamo cercato di fare uno sforzo silenzioso e di far leva sulla parte sana del Comune: i primi risultati sono arrivati presto”. E aggiunge: ” I problemi non sono risolti, ma la direzione è quella giusta. Il sistema Roma che abbiamo trovato non poteva trovare una soluzione in tempi immediati. In questi primi sei mesi l’obiettivo è lavorare a testa bassa per cercare di rimettere in moto tutto. Nel frattempo qualcosa l’abbiamo fatta, ma i giornali tendono a non promuovere i risultati raggiunti, meglio la radio“. Frongia sottolinea: “Tra i risultati raggiunti ci sono la riapertura del palazzo Senatorio ai cittadini, il progetto strategico di viabilità per l’Appia antica, i conteggi dei canoni delle piazze storiche, il progetto con la Figc per Uefa 2020, lo sforzo nei confronti delle zone colpite dal terremoto e la maggiore trasparenza sugli impianti sportivi. Inoltre stiamo lavorando molto per lo sblocco amministrativo dell’impianto paralimpico del Tre Fontane”. E chiosa: “Quasi tutti gli impianti sportivi comunali dovrebbero chiudere perché per venti anni nessuno se ne è occupato: non sono accatastati, non hanno impianti elettrici a norma e, in molti casi, non hanno la certificazione richiesta dalla legge. Non chiuderanno, il nostro lavoro va verso la normalizzazione