Partono i rimborsi forfettari delle obbligazioni subordinate azzerate con il salvataggio delle banche Etruria, Marche, Carife e Carichieti. Ma della procedura di arbitrato non c’è ancora traccia. “Non si capisce bene, infatti, che fine abbiano fatto gli attesi decreti che dovrebbero regolare la procedura che coinvolge l’Anac” si domandano in commissione Finanze i deputati M5S che prospettano a breve un’interrogazione parlamentare.

La richiesta del rimborso forfettario pari all’80% della cifra investita (possibile per sei mesi a partire dal 3 luglio) è infatti un’arma a doppio taglio perché esclude automaticamente la possibilità di procedere ad un arbitrato. “Tuttavia chi ha bisogno di contanti subito preferisce percorrere questa strada visto che i tempi dell’arbitrato sono ancora incerti”, spiega Letizia Giorgianni, presidente dell’Associazione vittime del salva banche ricordando peraltro che fra i risparmiatori traditi ci sono persone proprietarie di titoli della ex Popolare di Amatrice poi confluita in Banca Etruria. Gente che è stata danneggiata dal recente sisma e ha ora bisogno immediato di contanti per far fronte all’emergenza.

Nonostante i ritardi nella definizione della procedura arbitrale, l’inizio dei rimborsi forfettizzati rappresenta comunque una buona notizia per i risparmiatori dal momento che, come ricorda Giorgianni, “solo una decina di giorni fa non erano stati ultimati nemmeno i programmi informativi in grado di calcolare ed erogare i rimborsi”. Da lunedì, come ha annunciato il vicedirettore del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fidt) Salvatore Paterna, saranno liquidate le prime pratiche, ma “alcune decine” sono già pronte per il rimborso. Su un totale di 500 domande inviate al Fidt, però una “percentuale rilevante” deve essere integrata con ulteriore documentazione, mentre tre sono già state rigettate. “Vigileremo sull’intera procedura”, conclude Giorgianni, che sabato riunirà ad Arezzo l’Associazione Vittime del Salvabanche per parlare di rimborsi. E di arbitrato, naturalmente.