Cacciato per un tatuaggio fascista. Paolo Di Canio non lavorerà più a Sky Sport, di cui avrebbe dovuto essere uno dei volti di punta della nuova stagione calcistica. Dopo la positiva esperienza a Fox Sports, l’emittente satellitare gli aveva addirittura cucito addosso un programma (“Di Canio Premier show”), in onda ogni domenica alle 19 su Sky Sport 1. Sospeso pure quello, probabilmente. All’ex giocatore della Lazio è stato fatale una maglietta, una banale polo come tante, ma con le maniche troppo corte. Che hanno lasciato scoperto uno dei suoi tanti tatuaggi sul braccio, dal significato inequivocabile: “Dux”.

L’immagine, catturata dagli utenti Faceboook che avevano partecipato alla videochat sul social network, ha immediatamente fatto il giro del web, scatenando attacchi da più parti. Dai tanti abbonati che hanno tempestato gli account ufficiali della televisione, fino alla comunità ebraica. Al punto da costringere l’emittente ad intervenire e oscurare uno dei suoi opinionisti principali: “È stato un errore pubblicare quell’immagine, abbiamo sbagliato”, ha detto il vicepresidente con delega allo sport, Jacques Raynaud, in occasione della presentazione dei palinsesti. “Ci scusiamo se abbiamo offeso la sensibilità di qualcuno e dopo aver parlato con Paolo, di comune accordo, abbiamo deciso di sospendere la collaborazione, nonostante la sua professionalità”. Tradotto: il “fascista” Di Canio non andrà più in video, fino a contrordine.

Non è la prima volta che l’ex giocatore della Lazio fa discutere per le sue simpatie politiche, notoriamente vicine alla destra, a partire dal famoso saluto fascista nel corso del derby del 2005. Gesto ripetuto più volte, che è costato multe alla società e squalifiche allo stesso calciatore. Nel 2013 il suo sbarco in Inghilterra, come allenatore del Sunderland, aveva suscitato forti polemiche: David Milliband, ex Segretario di Stato e fratello dell’ex leader del partito labourista Ed, aveva abbandonato la sua carica nel club, definendo incompatibile la sua presenza con quella di un “fascista” nella società. Anche per mantenere la panchina, Di Canio era stato costretto a ritrattare le dichiarazioni del passato, precisando di “non essere un politico, non essere razzista e di non condividere l’ideologia del fascismo”. Tutto inutile: i tabloid britannici non lo avrebbero lasciato in pace e la sua avventura da tecnico non sarebbe durata a lungo (esonerato dopo appena cinque giornate della stagione successiva). Nonostante la recente abiura, insomma, che Paolo Di Canio fosse fascista, o simpatizzante tale, lo sapevano davvero tutti. E quel tatuaggio stava lì da anni. A Sky Sport se ne sono accorti solo ora.

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