La Quinta sezione della Cassazione ha annullato con rinvio a un altro gup di Catania la sentenza di “non luogo a procedere” emessa, il 21 dicembre scorso, dal giudice dell’udienza preliminare Gaetana Bernabò Distefano sulla richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno avanzato nei confronti dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo. Contro il proscioglimento avevano presentato ricorso la Procura di Catania e i due fratelli del commissario della Polizia di Stato Beppe Montana, ucciso dalla mafia, Dario e Gerlando, assistiti dall’avvocato Goffredo D’Antona.

Il potente editore catanese, direttore e patron del quotidiano La Sicilia e di una serie di televisioni e giornali locali, era finito sotto indagine nel 2007, ma nel 2012 la procura etnea ne aveva chiesto l’archiviazione. Richiesta bocciata dal gip, che aveva ordinato nuove indagini: tre anni dopo, ecco che i pm chiedevano di processare Ciancio, raccogliendo però il pollice verso del giudice il 21 dicembre 2015.

Gli ermellini invece hanno accolto la richiesta del Pg della Cassazione che aveva chiesto l’annullamento con rinvio del provvedimento, mentre i legali dell’editore, gli avvocati Giulia Bongiorno e Carmelo Peluso, la conferma della sentenza del Gup. Il fascicolo torna al presidente dei Gip di Catania, Nunzio Sarpietro, che dovrà assegnarlo a un nuovo Gup. La Cassazione ha emesso il dispositivo, le motivazioni saranno depositate successivamente.

La sentenza di primo grado aveva scatenato parecchie polemiche. Nelle 170 pagine di motivazione, infatti, il giudice aveva citato la sentenza Contrada, e il reato di concorso esterno alla mafia veniva considerato “una figura che si potrebbe definire quasi idealizzata nell’ambito di un illecito penale così grave per la collettività”. Parole che avevano suscitato persino le critiche del presidente dei gip di Catania, Sarpietro, nei confronti della decisione del giudice Distefano.

“L’importanza della pronuncia della Cassazione – sottolinea adesso il procuratore capo etneo Carmelo Zuccaro – trascende il caso concreto poiché lo strumento del concorso esterno in associazione mafiosa è di fondamentale utilità per un efficace contrasto a condotte illecite che spesso sono più insidiose della partecipazione all’associazione mafiosa”.  “Attendiamo di conoscere le motivazioni con cui la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di non luogo a procedere che con puntualità aveva sbriciolato le ipotesi accusatorie”, commentano invece i legali di Ciancio. Adesso, dunque, diventano fondamentali le motivazioni utilizzate dagli ermellini per ordinare un altro processo all’editore catanese.