In un breve tragitto in auto reso difficoltoso dal patologico traffico romano, Ermanno Rea osservava il proliferare dei “compro oro”. Era disturbato da questa visione al punto tale da affermare sconsolato che questi allarmanti esercizi “commerciali” comprano anche la dignità delle persone disperate privandole della testimonianza degli affetti di una vita precedente, aggiungendo che siamo in una società in caduta libera preoccupandosi di coloro che restano perché è brutto assistere al disfacimento senza poterlo fermare. Ebbene, in queste parole c’è tutta la forza dello scrittore, del fotografo, del giornalista, ma soprattutto dell’uomo. Ermanno è stato, tante cose insieme. Era un grande ascoltatore capace di dare sempre delle risposte appropriate e mai lasciate al caso o all’improvvisazione. Attento e metodico sapeva entrare in punta di piedi nelle altrui vite con una capacità di analisi che solo un grande saggio alla sera della sua esistenza terrena può avere.

Rea ha scritto libri importanti che rimarranno nello scaffale dorato della buona letteratura; sono pagine immortali con personaggi che il grande scrittore ha reso protagonisti di storie affascinanti e,  allo stesso tempo, piene di tensione narrativa e di denuncia sociale; sempre contro le ingiustizie e dalla parte degli ultimi. Ermanno era un pensatore scrupoloso affascinato dal mistero delle questioni irrisolte fino ad immedesimarsi, senza mai averlo conosciuto, nel tormento esistenziale di Federico Caffè descritto minuziosamente nella sua intensa opera “l’ultima lezione”. Ricordo con piacere la sua presenza pacata e silenziosa ogni anno all’incontro dedicato all’economista scomparso e mai ritrovato. L’interesse di Ermanno era quella “Economia giusta” – per riprendere il titolo di un mirabile pamphlet di Edmondo Berselli –  attenta ai veri bisogni dell’uomo sovrastato dall’abominevole potere finanziario di una bieca sovrastruttura capitalistica. Gli eroi di Rea sono stati dunque gli umili e gli ultimi perché a suo avviso il tessuto sociale è composto essenzialmente da persone che faticano per vivere; Ermanno ha fotografato la società senza modificarla e ne ha dato notizia senza aggiustamenti editoriali per edulcorarne il contenuto. Schietto, asciutto e naturalmente dotato di un fluire narrativo pieno di fascino letterario non pienamente capito e apprezzato dai signori delle giurie.

Ho avuto l’onore di presentare un suo libro e forse quello che ho amato di più perché è un inno alla bellezza letteraria. “Il sorriso di Don Giovanni” ha permesso a Rea ancora una volta di indossare altri panni e addirittura è riuscito a vedere il mondo con gli occhi di una donna in maniera perfetta, preoccupato che il mondo all’improvviso smettesse di leggere, dando spazio alla dittatura dell’ignoranza e alla “dismissione” dei buoni sentimenti

Ermanno è stato soprattutto un caro amico, di quelli che la vita ti fa conoscere durante il percorso terreno.

Una grande tristezza averlo perso, ma una grande gioia averlo incontrato con il suo sorriso nascosto dentro la sua barba bianca che gli addolciva il volto.

Buon viaggio Ermanno, grazie di tutto.