L’indagine sulle spese pazze tra il 2008 e il 2012 dei consiglieri regionali delle Marche risale al 2012 ed era proseguita fino al 2014. Gli imputati, stando alla procura di Ancona, come altri colleghi in tutta Italia avrebbero usato fondi pubblici per spese private. Oggi però il giudice per l’udienza preliminare Francesca Zagoreo ha quasi totalmente cassato il procedimento per peculato emettendo una sentenza di non luogo a procedere per 55 imputati, rinviandone a giudizio, ma solo per alcuni capi di imputazione, altri sei, e assolvendone altri cinque che avevano chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato. A processo, che inizierà il prossimo 6 dicembre, Ottavio Brini (Fi), Franco Capponi (Fi); per aver comprato doni e pacchi natalizi, Massimo Di Furia (Pdl-Ncd) per 140 euro, Enzo Marangoni (Fi) per 2300 euro, Cesare Procaccini  (Comunisti italiani) per 203 euro in beneficenza, Francesco Massi Gentiloni Silveri (Pdl-Ncd).

Il gup ha assolto con la formula “perché il fatto non sussiste” l’ex presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca (Pd fino al 2014 poi lista civica di centrodestra), l’attuale segretario del Pd Francesco Comi (nella foto),  l’ex vicepresidente dell’Assemblea legislativa Giacomo Bugaro (Fi), l’ex capogruppo di Sel Massimo Binci e l’ex addetto al gruppo Pd in Consiglio regionale Oscar Roberto Ricci. Per Spacca il pm Ruggiero Dicuonzo aveva chiesto tre anni di reclusione, due anni e quattro mesi per Bugaro e Binci, due anni per Comi e Ricci.

“Massimo rispetto per le sentenze e vedremo la motivazione” commenta il procuratore della Repubblica di Ancona Elisabetta Melotti. Il giudicedepositerà la motivazione della sentenza entro 90 giorni e poi la procura valuterà l’appello. “Sono stati tre anni di sofferenze. Questo processo è stata una prova durissima per me come persona e come segretario di un partito che rappresenta una grande comunità – dice Comi -. Ma è stata una prova durissima anche per la mia famiglia che ha sofferto per me e con me”. Per il segretario Comi “è stato assolto tutto il gruppo consiliare del Pd”.  “L’ufficio del gup – dichiara l’avvocato Marina Magistrelli: – ha fatto un lavoro immane. Questo non era un processo ma un maxi-processo, con 66 indagati. È caduto l’impianto accusatorio”.

Soddisfazione anche da parte del legale di Spacca: “Era la formula migliore che si potesse pensare –  commenta l’avvocato Alessandro Gamberini -. Noi eravamo convinti che questa fosse la formula giusta perché non si tratta solo di buona fede, si tratta proprio di ritenere che non ci sia stata alcuna appropriazione. Come dire, c’è una regolarità nel modo in cui sono stati spesi i soldi che erano stati ingiustamente addebitati. Era un processo che non aveva le gambe con cui camminare e il giudice l’ha riconosciuto a noi come a molti altri”.