Hashtag che diventano trending topic, complotti, e Donald Trump che prima tace poi fa sapere che lui, 70 anni come l’avversaria politica, sta bene. Per l’ex First Lady, colpita da un malore durante la commemorazione dell’11 settembre a New York, è l’ora più difficile. Anche se dalla Casa Bianca arriva la rassicurazione che la polmonite da cui è affetta “non cambia il giudizio che Barack Obama ha di Hillary Clinton: è la persona migliore e più qualificata per ricoprire la carica di presidente degli Stati Uniti, ha la forza per affrontare il peso che la presidenza comporta”, il sogno di diventare la prima presidente donna degli Stati Uniti rischia di sfumare. Mancano meno di due mesi al voto per le elezioni presidenziali e la #HillaryHealth non è solo diventato una trend topic su Twitter ma comincia a preoccupare gli elettori.

Il suo stato di salute – che già nel 2012 quanto era Segretario di Stato aveva scatenato polemiche e preoccupazioni – è una vera e propria incognita che l’ha costretta a sospendere momentaneamente la campagna elettorale, annullando tutti gli impegni che in settimana aveva in California e Nevada. Alle porte però c’è il primo dibattito tv con il candidato repubblicano, il 26 settembre. Il malore accusato a Ground Zero in mondovisione, ha anche scatenato i soliti complotti: c’è chi ipotizza, con tanto di foto a confronto, che la signora che si è fermata a chiacchierare con una bambina sul marciapiede sia una sosia della candidata. E, tra le tante speculazioni su Twitter, torna a circolare la voce, per lo più sui profili di sostenitori dei repubblicani, che Hillary Clinton sia malata di Parkinson.

A poco valgono le rassicurazioni del suo staff accusato di “mancanza di trasparenza“, avendo impiegato un’ora e mezza per dare una spiegazione su quanto accaduto. Mentre si è dovuta aspettare la sera di domenica per venire a conoscenza della malattia. L’ex Segretario di stato “non ha altri problemi medici oltre alla polmonite”, assicurano i collaboratori che ammettono di aver commesso un errore nel non informare tempestivamente. La promessa è quella di diffondere in settimana altri dettagli sullo stato di salute. Anche Donald Trump annuncia come nei prossimi giorni saranno pubblicate cartelle cliniche che dettaglieranno in maniera “molto specifica” le sue condizioni fisiche. Intanto lui assicura di sentirsi “benissimo”. E pur non entrando nello specifico del caso Clinton, dice di essere “pronto a qualsiasi scenario”: anche quello di una clamorosa uscita di scena della rivale democratica. Anche se ammette di non credere molto a tale possibilità: “Bisogna vedere qual è il problema, cosa c’è che non va…”, spiega alla Fox.

Hillary, a riposo nella residenza dei Clinton a Chappaqua, a nord di New York, sembra comunque determinata a non sparire dai radar nemmeno per un momento. Così la sua campagna ha fatto sapere che parteciperà a un incontro per la raccolta fondi programmato in California in teleconferenza. Intanto il magazine People rivela che diversi membri dello staff della candidata democratica, almeno una decina, sono stati colpiti dalla polmonite dal mese di agosto. A partire dal manager della campagna Robby Mook. In gran forma invece Michelle Obama, che venerdì per la prima volta scenderà ufficialmente in campagna elettorale per sostenere Hillary Clinton. La first lady terrà un comizio in Virginia lanciando un appello agli elettori: registrarsi per il voto entro la scadenza del 17 ottobre. L’obiettivo è quello di convincere più persone possibile a recarsi alle urne, considerando anche il grande appeal di Michelle sui giovani e le donne della comunità afroamericana.

Se Hillary si dovesse dimettere tornerebbero in gioco nomi: quello più accreditato, e più sostenuto dall’establishment di partito, è sicuramente il vice residente Joe Biden, che a lungo meditò se candidarsi per poi escluderlo dopo la morte del figlio Beaux. Papabili, ma meno credibili, il segretario di Stato John Kerry, che nel 2012 raccolse il testimone di Hillary dopo le dimissioni dal Dipartimento di Stato, anche in quel caso per motivi di salute, e l’attuale candidato alla vicepresidenza, Tim Kaine. Tornerebbe in auge invece il senatore Bernie Sanders, che durante le primarie ha raccolto molti consensi soprattutto dall’ala più progressista e socialista dell’elettorato democratico.