Dilma Rousseff decade dalla carica di presidente del Brasile. Il Senato brasiliano, infatti, ha votato per la sua destituzione, con l’accusa di aver manipolato il bilancio dello Stato per garantirsi la rielezione. Sono stati 61 i voti a favore della destituzione della Rousseff , mentre 20 i contrari: superata dunque la necessaria maggioranza dei due terzi. Alla Rousseff subentra il suo ex vice Michel Temer che s’insedierà come 37esimo presidente della Repubblica brasiliana.

“Hanno condannato una innocente e consumato un golpe parlamentare: un golpe che è contro tutti quelli che lottano per i diritti in tutte le loro accezioni”, ha detto Rousseff, secondo quanto ha riferito Estadao. L’ormai ex presidente ha parlato di “una frode contro cui ricorreremo in tutte le istanze possibili. Non rinunceremo alla lotta, ascoltate bene, loro pensano che ci sconfiggeranno ma si sbagliano: so che tutti noi lotteremo, ci sarà contro di loro la più decisa, instancabile ed energica opposizione che un governo golpista possa subire”.

L’ex presidente, d’altra parte, si era sempre dichiarata innocente dalle accuse di aver falsificato i bilanci statali del 2014 e 2015, accusando le opposizioni di aver ordito “un colpo di stato” per rovesciare il suo governo e prendere il potere senza passare per le elezioni.  A poche ore dalla destituzione rimane sulle stesse posizioni: “Non vi dico addio, ho la certezza di poter dire a tra poco”, ha spiegato alla popolazione. L’ex capo di Stato, infatti, intende presentare appello alla Corte suprema contro la decisione del Senato, denunciando vizi nel processo. Ad annunciarlo il suo avvocato, Jose Eduardo Cardozo.

Rousseff manterrà comunque i suoi diritti politici. L’interdizione dai pubblici uffici per otto anni della ormai ex presidente, infatti, è stata bocciata nonostante i 42 voti a favore, i 36 contrari e 3 astenuti. Il quorum per l’approvazione era dei due terzi dei senatori, 54 su 81: Dilma è quindi eleggibile. Merito del Partito dei lavoratori del Brasile, che ha chiesto e ottenuto una doppia votazione del senato sulla presidente sospesa: la prima sulla destituzione, e solo dopo sull’ineleggibilità.

“Il mio sarà un governo di pacificazione nazionale, non ci sono vincitori, né vinti”, ha invece detto Temer in un messaggio alla nazione. Il neo presidente giurerà alle 21 (ora italiana) , mettendo dunque fine a 13 anni di governo del Partito dei lavoratori, iniziato nel 2003 con la presidenza di Luiz Inacio Lula da Silva. Lo stesso Temer, però, non è esente dal rischio di impeachment. Alcuni analisti sottolineano, infatti, che nel periodo in cui – secondo le accuse – il governo di Dilma avrebbe falsificato i bilanci pubblici, il neo presidente ricopriva l’incarico di vice della Rousseff: Temer, in pratica, potrebbe essere considerato ugualmente responsabile.

Senza dimenticare le accuse di corruzione a suo carico, dato che il nome di Temer è stato indicato da alcuni pentiti dell’inchiesta Lava Jato, la Mani pulite brasiliana, come beneficiario di mazzette derivanti dallo scandalo dei fondi neri Petrobras.