Procura di Rieti, Anac e Comune. Tutti puntano a chiarire eventuali responsabilità per il crollo parziale della scuola Romolo Capranica di Amatrice e non solo. La procura di Rieti ha infatti disposto il sequestro dell’istituto che era stato ristrutturato senza, però, il rafforzamento anti-sismico. Ed era stato addirittura indicato come punto di accoglienza del piano di protezione civile. La Capranica non è comunque l’unico edificio entrato nel mirino dei magistrati. Il procuratore capo di Rieti, Giseppe Saieva, ha delegato ai nuclei di polizia giudiziaria di carabinieri, corpo forestale e guardia di finanza, l’esecuzione dei sequestri degli edifici lesionati anche ad Accumoli e in tutta la zona colpita dal terremoto dello scorso 24 agosto. Nelle prossime ore, poi, i magistrati potrebbero iniziare a sentire tecnici comunali e amministratori, in primis i sindaci di Accumoli e di Amatrice. Inoltre la procura si appresta a nominare alcuni consulenti tecnici che dovranno analizzare le macerie e fornire le prime risposte sulle cause dei crolli. Il pool di tecnici opererà a stretto contatto con gli investigatori di carabinieri, finanza e forestale che nei prossimi giorni compiranno nuovi sopralluoghi negli edifici del cratere.

Ma c’è anche l’Autorità nazionale anticorruzione che si muove. L’ente guidato da Raffaele Cantone, nell’ambito della propria attività di vigilanza, ha chiesto alla Guardia di Finanza di acquisire la documentazione relativa alle gare per i lavori di ristrutturazione della Romolo Capranica, e in particolare di svolgere accertamenti sugli affidamenti degli appalti. L’attività è condotta dal nucleo anticorruzione delle Fiamme Gialle guidato dal generale Gaetano Scazzeri.

Intanto i legali del Comune di Amatrice, Mario Cicchetti e Francesco Lettera, hanno presentato un’istanza alla procura perché chieda al gip un incidente probatorio che consenta di acquisire prove irripetibili, anche attraverso accertamenti tecnici, sul crollo parziale della scuola. L’incidente probatorio per i legali si rende necessario per “la precarietà dei luoghi e l’approssimarsi dell’inverno che potrebbe compromettere l’acquisizione di prove e l’accertamento di responsabilità”.

In generale il complesso lavoro dei magistrati reatini, che hanno aperto il principale fascicolo di indagine, mira a compiere “accertamenti sulle aziende che hanno effettuato i lavori di ristrutturazione dopo i terremoti passati per capire chi e come ha lavorato”, ma con fari accesi anche sui privati. Come spiega il procuratore Saieva in un’intervista al Messaggero.

Nelle abitazioni “ogni ristrutturazione deve essere l’occasione per ristrutturare la struttura portante. Se crolla e non avevo fatto l’adeguamento sismico questo fattore può essere un elemento di indagine”, dice Saieva. “Nel caso in cui io non ho fatto l’adeguamento sismico ma controllando le macerie si capisce che ho posto in essere una condizione dell’evento morte di qualcuno, in astratto ci potrebbe essere una ipotesi di omicidio colposo. Ma stiamo parlando di ipotesi”.

Sulla possibilità che alcune case abbiano subito nel tempo interventi anomali, forse abusivi, “chi fa i lavori abusivi non è in possesso di documentazione, dunque gli accertamenti potrebbero essere complicati. Per i lavori disposti da strutture pubbliche c’è un’erogazione di denaro che lascia traccia, dunque ricostruire l’iter sarà più semplice”, osserva il numero uno della procura. Nelle indagini, è possibile che abbiano la priorità gli edifici pubblici che hanno causato vittime, “anche se i casi sono rari. Gli edifici pubblici senza vittime potrebbero essere stralciati dall’indagine principale, come nel caso della scuola elementare di Amatrice”, afferma il procuratore. E in quel caso si aprirebbe un’indagine parallela per accertare comunque eventuali responsabilità. “Gli spunti investigativi sono molti, alcuni provengono persino dagli approfondimenti fatti dai giornali”.

“Prima di una possibile inchiesta sullo storno di fondi pubblici” destinati a lavori su edifici “dobbiamo acquisire le carte, è il primo passo senza il quale non si può fare nulla”, precisa il procuratore capo Saieva uscendo dal tribunale accompagnato dal pubblico ministero Cristina Cambi. “Nell’inchiesta avremo probabilmente una mole imponente di materiale, un mare di carte, e dovremo distribuire bene le forze. Per ora cinque pm sono sufficienti, poi vedremo. Il terremoto è un fatto talmente sconvolgente che nessun ufficio ha mai avuto a che fare con qualcosa del genere. Ci dovremo coordinare con la procura di Ascoli, che ha aperto un’inchiesta sul fronte marchigiano delle vittime e dei danni provocati dal sisma”.