In disastri come quello che ha colpito il Centro Italia c’è il tempo della commozione, dell’avvio della macchina dei soccorsi, dell’attivazione delle catene della solidarietà. E, dopo gli immancabili fiumi di parole spesi a pieni polmoni, a suon di post, tweet e hashtag dalle più alte cariche istituzionali per esprimere vicinanza e solidarietà, arriva il tempo in cui lo Stato fa seriamente la sua parte. Per ricostruire in tempi certi le aree rase al suolo e restituire così dignità e futuro a popolazioni che hanno subito lutti e perso le proprie case. E per fare questo servono certamente buone idee, magari anche frutto del contributo di qualche archistar del calibro di Renzo Piano. Ma sono soprattutto necessari soldi, tanti soldi. Che Matteo Renzi ha a disposizione.

Si tratta di un tesoretto – 1,5 miliardi per il solo 2016 -, ascritto al ‘Fondo per le esigenze indifferibili’, che l’Esecutivo, proprio nelle scorse settimane, attraverso un comma al disegno di legge recante «Disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l’anno finanziario 2016», presentato l’11 luglio 2016 ed ora al vaglio del Parlamento, ha inteso ulteriormente incrementare in modo sostanzioso. I motivi di una scelta simile sono ignoti. Al punto che il gruppo alla Camera di Sinistra Italia, in una interrogazione ad hoc, forte dei rumors in circolazione nei Palazzi romani da settimane, ha manifestato il timore che il Fondo da 1,5 miliardi possa essere strumentale alla campagna per il prossimo referendum costituzionale. Arturo Scotto e altri parlamentari di Sì chiedono in particolare «se si possa escludere in modo assoluto che tali risorse saranno utilizzate per promuovere la campagna del «Sì» al referendum costituzionale del prossimo autunno 2016, anche escludendo eventualmente il ricorso ad un provvedimento d’urgenza a tal fine».

È improbabile che il governo vorrà rispondere alla provocatoria, benché fondata, interrogazione di Sinistra Italiana. Resta il fatto che, come rileva lo stesso gruppo parlamentare nell’atto ispettivo, la dotazione del Fondo è stata rideterminata nel tempo dal governo Renzi in maniera oltremodo considerevole, con stanziamenti per centinaia di milioni di euro. Basti pensare che il Fondo prevedeva originariamente uno stanziamento di soli 27 milioni di euro per l’anno 2015 e 25 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2016. Stanziamenti che, con l’ultimo bilancio di previsione approvato dall’Esecutivo, hanno subito una netta impennata. Infatti, allo Stato, il fondo può contare su 518,5 milioni di euro, che diventeranno, secondo quanto determinato dal bilancio pluriennale 2016-2018, 985,5 milioni di euro nel 2017 e 519 milioni di euro nel 2018.
Matteo Renzi, con la proposta di assestamento di bilancio, propone, per il solo 2016, un nuovo incremento nella dotazione del Fondo, pari addirittura a 955 milioni euro. Di cui però non si conoscono i futuri impieghi.

Proprio sulla destinazione ‘di scopo’ del tesoretto nelle mani di Renzi, il Parlamento, nella discussione alle porte sul disegno di legge citato, può fare la propria parte. Direzionando il Fondo a favore di una vera e propria esigenza non differibile: la ricostruzione delle zone terremotate. Facendosi peraltro forte, nel dirottamento pro-terremotati della gran parte dei 1.500 milioni disponibili, di un elemento chiave nell’utilizzo del Fondo: l’apparente discrezionalità con cui, nei due anni scorsi, l’esecutivo guidato da Matteo Renzi ha determinato le ‘esigenze indifferibili’, oggetto del Fondo stesso.

Alcuni provvedimenti normativi varati per stanziarne le risorse possono chiarire il quadro. Nel decreto Enti Locali di luglio sono stati prelevati dal ‘Fondo per esigenze indifferibili’ 35 milioni per finanziare l’assunzione di 200 Vigili del Fuoco. L’anno scorso, invece, con una serie di DPCM sono stati assegnati 70 milioni ai ministeri per pagare gli arretrati al personale; 90 milioni (come nel 2015) ai Comuni di Napoli e di Palermo per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili; 10 milioni all’Ufficio scolastico di Palermo per far fronte ai ‘rapporti convenzionali in essere attivati per l’espletamento di funzioni corrispondenti ai collaboratori scolastici’.

Al fondo, poi, si è attinto, in passato, addirittura per far fronte alle spese derivanti dall’organizzazione di eventi celebrativi. Se questi sono assurti a ‘esigenza indifferibile’, sarebbe il colmo che le presunte mance sottese al cospicuo aumento del Fondo e pensate da Renzi in chiave referendaria, avessero la meglio sull’urgenza di destinare, subito, risorse per la ricostruzione.

@albcrepaldi