Nel nord della Cina, recenti casi di cronaca nera hanno riacceso i riflettori sull’antico e macabro rituale dei “ghost wedding” (minghun). Siamo nella provincia dello Shaanxi dove la scorsa settimana la polizia locale ha accusato un uomo dell’uccisione di due donne disabili con il preciso intento di venderne il cadavere per la celebrazione di “matrimoni fantasma“. Stando a quanto riporta il giornale online Sixth Tone, gli omicidi – scoperti lo scorso aprile ed entrambi avvenuti nella vicina regione del Gansu – sono stati commessi con la complicità di almeno altre due persone, a loro volta accusate di traffico di esseri umani e di aver insabbiato delle prove.

Quella dei ghost wedding è una pratica millenaria che contempla perlopiù il coinvolgimento di due persone passate a miglior vita senza aver mai coronato il sogno di convolare a nozze; un desiderio che i parenti ancora tra i mortali si sentono in dovere di esaudire almeno nell’aldilà, facendo ricorso ad agenzie matrimoniali e maestri di feng shui affinché le anime prescelte siano, se non gemelle, quantomeno affini. Ma, talvolta, il sacro il rituale viene esteso a donne nubili ancora vive e vegete, con l’intento di inserirle nel lignaggio di un uomo defunto.

A Taiwan, per esempio, vige ancora l’usanza che vede i parenti di una donna nubile mettere in bella mostra una bustina rossa riempita di soldi finti, una ciocca di capelli e un’unghia della morta in attesa che un passante la raccolga. In tale versione locale è la sorte a scegliere lo sposo, a cui, in caso di rifiuto, – si dice-  toccheranno terribili sfortune. Questo tuttavia non preclude al malcapitato la possibilità di farsi una famiglia vera, prendendo in moglie una donna vivente, che tuttavia verrà considerata alla stregua di una seconda moglie. Ma non mancano nemmeno storie di cuori infranti alla ricerca di un’altra possibilità. Proprio lo scorso anno ha raggiunto diffusione virale il video di un’elaborata cerimonia in cui un giovane taiwanese di Taichung ha preso in moglie la sua defunta fidanzata.

Come nel caso dei matrimoni tradizionali tra vivi, anche nei “ghost wedding” è previsto uno scambio di doni tra le due famiglie con l’imposizione del prezzo della sposa, una specie di dote al contrario che consiste nei classici desiderata femminili (gioielli, servitù e un’abitazione, tutti simbolicamente realizzati in carta), mentre in Cina continentale la cerimonia, seguita da un banchetto nuziale, prevede la riesumazione delle ossa della donna che vengono trasportate nella tomba del nuovo marito.

Il rituale vanta una tradizione millenaria, sebbene già ai tempi di Mao Zedong fosse stato bandito nel tentativo di ripulire il paese dalle credenze feudali. Per un po’, nella Cina rurale, ai matrimoni di “spirito e ossa” si era preferito rimpiazzare i consorti-cadavere con foto o statuette realizzate plasmando un composto a base di farina. Ma con il progressivo miglioramento delle possibilità economiche nelle campagne cinesi la versione originale che si è riemersa in diverse aree della Repubblica popolare; soprattutto nelle province settentrionali di Henan, ShaanxiShanxi, (quest’ultima scenario di frequenti incidenti sul lavoro tra i giovani minatori). Una tendenza che, a fronte di una domanda in crescita trainata dall’allargamento del gap di genere, ha portato alla fioritura di un lucroso contrabbando noir.

Secondo uno studio della Shanghai University, il prezzo di un cadavere è passato dai 30mila-50mila yuan del 2012 agli attuali 100mila, mentre stando a Weird Asia News persino un cadavere ormai decomposto può essere venduto per quasi 600 dollari. E c’è chi non si fa troppi problemi ad ottenere la “merce” con ogni mezzo possibile, come attesta l’aumento di delitti sospetti e furti nei cimiteri. Negli ultimi tre anni sono saliti a circa trenta i casi di sparizione improvvisa di cadaveri soltanto nella contea di Hongtong (Shanxi). Non stupisce che sempre più famiglie preferiscano seppellire i propri cari vicino casa piuttosto che in aree remote. C’è anche chi sta ricorrendo all’assunzione di guardiani e persino all’istallazione di telecamere a vegliare sulle “preziose” spoglie.

di Alessandra Colarizi