D’accordo: basta con il burkini. Prima, però, sforziamoci di capire il senso della sentenza del Consiglio di Stato, suprema magistratura amministrativa francese, che ha annullato uno dei divieti emanati dai sindaci d’oltralpe, con sentenza destinata a “fare giurisprudenza” (a valere per casi simili). Tanti commentatori, infatti, non sembrano aver capito che la decisione – in qualche modo anticipata da un mio post – non aveva alternative, dal punto di vista costituzionale. Vorrei tentare di spiegarlo a Matteo Salvini, che mi ha accusato di “complicità e sottomissione” con l’Islam, ma soprattutto a quanti, più benevolmente, hanno attribuito il mio post a multiculturalismo.

Scrivono i giudici che il divieto di accesso alla spiaggia in burkini – o in sari indiano, o in saio cattolico, ugualmente protetti dal divieto di discriminazioni – può giustificarsi per motivi di “ordine pubblico, accesso alla riva, sicurezza nel fare il bagno, igiene e decenza”. Non, invece, per ragioni di laicità: come ha finto di credere il premier Valls, per ragioni elettori, mentre il presidente Hollande saggiamente taceva. È il burka, semmai, che può violare l’ordine pubblico, perché non permette di riconoscere chi lo indossa. Ma il burkini no: è solo un costume da bagno inventato da una stilista musulmana. Vietarlo sarebbe altrettanto discriminatorio che vietare il saio alle suore.

Ma siccome molti sospetteranno che queste considerazioni costituzionali paiano ovvie solo ai legulei come me, allora prego il lettore di seguire quest’ultimo ragionamento, che fa appello a considerazioni non giuridiche ma umane. Delle due l’una. O le donne che scelgono il burkini lo scelgono liberamente, oppure è la loro famiglia a costringerle. Ma se lo scelgono liberamente, allora come si fa a vietarglielo? E se invece fossero costrette, perché mai dovremmo mettere delle poverette, perché questo sarebbero, fra l’incudine della famiglia, che le costringe, e il martello della legge, che le multa? Per capirlo, mi pare, non occorre una laurea in diritto. Basta mettersi… nel burkini delle altre.