Dobbiamo continuare a chiedere “verità per Giulio Regeni”, giovane ricercatore italiano, assassinato in Egitto nel febbraio scorso. Le indagini sulla morte di Regeni sembrano essersi arenate a un punto morto, a causa dell’inefficiente collaborazione delle autorità egiziane. Mentre il presidente egiziano, Abdel Fatah al Sisi, in un incontro con i giornalisti locali, riportato dal quotidiano Al Watan, ha sottolineato “l’apprezzamento per i commenti positivi del presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi”, sostenendo che “in Italia comprendono che stiamo collaborando con loro e che siamo desiderosi di scoprire la verità”. A queste dichiarazioni, la famiglia Regeni ha risposto, attraverso il legale, Alessandra Ballerini, “non capiamo a quali dichiarazioni positive faccia riferimento Al Sisi né a quale solidarietà alluda, atteso che ad oggi le indagini sono ancora in una fase di stallo e nessuna risposta concreta ci è stata fornita dalle autorità egiziane”.

Mentre il tempo passa, senza che ci sia alcuna svolta importante nelle indagini per una verità che, molto probabilmente, conosciamo già, è utile mantenere l’attenzione alta. Continuare a chiedere, dal basso, di far luce sull’uccisione di Giulio Regeni, affinché questa vicenda non venga messa nel dimenticatoio collettivo in nome della real politik che guarda solo ai rapporti bilaterali, alla sicurezza e all’economia, oscurando tutto il resto: anche l’assassinio di un giovane ragazzo.