Il caso di Abetone, il piccolo comune toscano dove il sindaco ha chiesto alla prefettura l’istituzione di un autobus per soli studenti e vietato ai migranti, è stato tirato in ballo, insieme a Capalbio, dal viceministro Riccardo Nencini come esempio di “quell’Italia divisa su tutto” e incoerente sull’accoglienza dei profughi. “Bus separati, come neri e bianchi cinquant’anni fa in Alabama, prima di Kennedy” aveva accusato il segretario del Nuovo Psi. Giampiero Danti, primo cittadino della località sciistica patria di Zeno Colò, eletto con una lista civica di estrazione politica variegata che ha ricevuto un consenso bulgaro (93%), gli risponde che “allora il problema me lo risolva lui”. “Non sono razzista, anzi cerco di capire la situazione nazionale” spiega il sindaco, a ilfattoquotidiano.it, desideroso di evidenziare quanto il problema sia assillante per la sua comunità, “ma sono troppi, ce ne spetterebbero 3, e ne andrebbero bene anche 20, ma così è insostenibile”.

In un paese di 622 residenti sono, infatti, stati collocati 54 migranti richiedenti asilo, un numero ampiamente superiore a quanti ne spetterebbero nell’ambito del piano nazionale per l’accoglienza dei profughi. Sono ospiti di una struttura, il Residence La Riva, a pochi metri dal centro cittadino. Si tratta 54 uomini adulti, lontani da tutto ma vicinissimi a una comunità montana che vive essenzialmente di turismo. Non serve un antropologo per individuare la presenza un problema di ordine sociale. Lo scorso 4 agosto i profughi hanno occupato la statale 12, sdraiandosi per strada, per protestare contro l’isolamento in cui vivono e pochi giorni prima uno di loro avrebbe scagliato un coltello contro uno dei dipendenti della struttura che li ospita. Il sindaco racconta che “questi signori” si sono macchiati di comportamenti “non consoni” sui pochi autobus che passano in zona, “intimorendo” i ragazzi del paese. Per l’avvio delle lezioni, il prossimo 10 settembre, “le famiglie sono preoccupate e in rivolta” perché “qui abbiamo solo la scuola elementare” e tutti gli altri studenti sono obbligati a prendere il bus per San Marcello o Cutigliano.

Sindaco, ci spiega questa storia dei bus separati per gli studenti e i profughi ospiti del residence La Riva?
Qui non è che ci siano pullman ogni qualche minuto, ci sono tre pullman al giorno, e servono soprattutto agli studenti per andare scuola a San Marcello, a 20 km da qui, oppure a Ragioneria e alle medie di Cutigliano. Noi abbiamo solo le elementari. Questi pullman spesso e volentieri sono sovraffollati: i ragazzi si trovano di fronte queste persone adulte, robuste, con un po’ di arroganza, anzi non poca, e di conseguenza le famiglie sono in rivolta, perché i ragazzi sono intimoriti. Non è più accettabile un discorso del genere. Io non sono razzista, anzi cerco di aiutare e capire tutta la situazione che si sta creando a livello nazionale, però purtroppo qui ne va di mezzo la mia comunità. Sono tutti preoccupati, in particolar modo i genitori, e anche il sottoscritto.

Ci sono stati episodi di violenza denunciati alle autorità?
Ci sono stati episodi, fatti presente, di atti non consoni sul pullman. Qualcuno ci ha fatto anche la pipì, questo almeno è quello che dicono i testimoni. A questo punto non è più tollerabile il discorso: qui o loro se ne stanno dalla loro parte per bene, tranquilli, o… Insomma, arrivano sul pullman, fanno alzare i ragazzini, si siedono al loro posto e i ragazzini rimangono in piedi. Sono 55, se partono tutti insieme ci vuole il pullman solo per loro! Per tanto noi si chiede un pullman, un trasporto che sia solo per gli studenti.

Ma quindi poi ci sarebbe un pullman ad hoc anche per i profughi?
Il pullman di linea che va da Abetone a Pistoia resterebbe, li ci si può salire tutti. Ma il pullman per gli studenti è un servizio obbligatorio per lo studio, chiediamo un percorso per conto nostro. Da ora al 10 di settembre (giorno d’inizio delle lezioni, ndr) chiederemo di attivarlo. Lo abbiamo chiesto alla prefettura, perchè non riteniamo, lo ripeto, che i ragazzi debbano andare con questa gente che spesso e volentieri è anche violenta.

Lei ha contestato in prefettura anche l’elevato numero di migranti dislocati nel suo paese?
Si. Abbiamo contestato l’elevato numero, perché la nostra quota rappresenta il 10% della popolazione. Ci spetterebbe lo 0,5%: noi siamo 600 abitanti e ci toccherebbero 3 persone. Per carità, nessuno chiede solo 3 persone, datecene 10, 15, 20 ma poi basta. E poi siamo un paese turistico, lo dico con rispetto, ma la gente li vede in piazza, sulle panchine, a bivaccare, con i telefonini, e alla gente da noia vedere queste persone sempre attaccate al telefonino, “ma io il telefonino lo pago” dice il cittadino nostro, l’indigeno. “Chi glielo paga il telefono?” si chiedono.

Spesso però il telefonino è l’unica cosa che hanno.
Hanno il wi-fi, hanno tutto quello che vogliono, per l’amor del cielo…

Lei ritiene che una qualche sorta di integrazione sia possibile?
Io la vedo così: l’integrazione si fa se arrivassero con le famiglie, quella sarebbe integrazione, allora si vedrebbe che c’è subito la volontà di arrivare con la famiglia e stabilizzarsi. Ma quando arrivano questi ragazzi, soli, che forse non hanno mai lavorato in vita loro, forse dico e non voglio andare a criminalizzarli, però hanno 30 anni e probabilmente non lavoreranno più nella loro vita. Sono qui da parassiti alle spalle di qualcuno. Questo è preoccupante, e ci ritroveremo a doverli mantenere, e dargli da mangiare. Poi, se mangiano leggermente male, si lamentano! Se io vado al ristorante e mangio male, pago. Questi signori qui fanno la rivoluzione perché mangiano male qualche volta. Non sempre, qualche volta.

Perché restano inattivi? Non lavorano per scelta o non possono per via del loro status?
Noi abbiamo tentato di fare una convenzione con chi li gestisce, i signori della Misericordia della Toscana, però poi qui è diventato un business. Sono i gestori che cercano di tenerli in un certo modo, perché è un business che gli viene un mare di soldi in tasca. C’è un business dietro che fa spavento e questo non è accettabile.

Lei ha idea di come sia stato possibile vincere un appalto per 54 ospiti in una struttura di un comune così piccolo?
Inizialmente ci era stato promesso che c’era questo carico e poi sarebbe subito stato ridotto. Perché, dicevano, c’erano altre strutture non ancora pronte. Invece tutte balle. Ma come, l’organo superiore al sindaco, che è la prefettura, mi racconta anche delle bugie? Io non lo accetto. La prefettura poi non ha detto più niente, perché ha fatto l’accordo direttamente con chi gestisce la struttura. Ha scavalcato completamente l’ente locale. Il Sindaco e il Comune sono i primi che dovrebbero sapere. E poi i migranti mi chiedono anche la residenza? Ma stiamo scherzando? E dopo la residenza, il giorno dopo, mi chiederanno la casa e poi anche il lavoro?

Tutti i 54 migranti hanno chiesto la residenza?
Sì, ci è arrivato l’elenco e richiedono la residenza. Dico, avevamo chiesto l’allontanamento almeno di quelle persone che sono entrate in Comune urlando. Mi è toccato pure chiamare i carabinieri. Dalla prefettura mi hanno promesso di intervenire e poi non è avvenuto nulla. E allora, dico, a che gioco si gioca? Si gioca a raccontarci delle balle?

Cosa risponde al viceministro Nencini che l’accusa di aver preso una misura che ricorda l’Alabama prima di Kennedy?
Ma Nencini lo conosco anche… allora mi risolva lui il problema. Dove li metto i nostri ragazzi? Sul tetto dell’autobus, se questi qui sono violenti in una maniera spaventosa? Hanno fisici eccezionali, urlano, sbraitano. Non c’è un comportamento civile da parte di questi signori. Io poi non voglio i posti separati sugli autobus come gli americani, ma ho solo chiesto una linea ad hoc per gli studenti, perché me la chiedono i genitori.