Dopo la Francia, che ci ha pensato ormai cinque anni fa, anche il Regno Unito ha deciso di combattere l’obesità colpendo i bilanci delle aziende produttrici di bevande gassate. Il governo inglese ha ufficializzato infatti l’introduzione – preannunciata a marzo dall’allora ministro del Tesoro George Osborne – di una tassa sui soft drink che abbiano un contenuto totale di zucchero superiore ai 5 grammi per 100 millilitri, con aliquote crescenti all’aumentare della quota. I proventi saranno utilizzati per finanziare programmi scolastici destinati a combattere il fenomeno dell’obesità infantile: più educazione fisica, offerta di colazioni sane agli studenti, voucher per le famiglie a basso reddito con cui acquistare frutta, verdura e latte.

Il piano d’azione Childood obesity: a plan for action, pubblicato sul sito di Downing Street, punta inoltre a ottenere una riduzione del 20% dello zucchero contenuto nelle bevande destinate ai bambini, partendo con un calo del 5% già il primo anno. La tassa “è sugli importatori e i produttori”, sottolinea il documento, “e non sui consumatori: è disegnata per incoraggiarli a ridurre l’ammontare di zucchero nei loro prodotti”. Questa è la principale differenza rispetto all’iniziativa di Parigi, che tassa direttamente lattine e bottiglie. Inoltre “abbiamo dato loro due anni per farlo”, si legge nell’introduzione: la nuova misura sarà infatti introdotta con la legge finanziaria per il 2017 ed era appunto già stata preannunciata.

Il piano ha già sollevato critiche, in particolare da parte di medici ed esperti di salute pubblica. Graham MacGregor, professore di medicina cardiovascolare e presidente del gruppo Action on Sugar, ha parlato di una “risposta insultante” al problema dell’obesità e del diabete che interessa il Paese. Una crisi che “manderà in bancarotta il sistema sanitario nazionale a meno che non vengano intraprese azioni radicali”. Sara Petersson, analista della nutrizione di Euromonitor International, ha invece segnalato che concentrarsi sullo zucchero potrebbe distrarre da altri fattori cruciali: “Sta diventando evidente che rimpiazzare un ingrediente critico in un prodotto, o un singolo nutriente in una dieta, non è né un processo semplice per le aziende alimentari, né una strategia efficace contro l’obesità”, ha spiegato.

A presentare il punto di vista delle imprese è stato invece Favin Partington, direttore generale della British Soft Drinks Association, che ha parlato di una “tassa punitiva“, destinata a “causare migliaia di perdite di posti di lavoro e comunque a fallire nell’obiettivo di avere un impatto significativo sui livelli di obesità”.