Rio de Janeiro – Le luci si sono spente poco a poco, per risparmiare elettricità, o fulminate, senza possibilità di essere sostituite. Così, intrufolarsi nell’edificio dall’ingresso di servizio dopo il tramonto, tra un cestino divelto, un cumulo di rifiuti e le foglie trascinate dal vento, evoca sinistri presagi. Di persone in giro ce ne sono sempre meno, soprattutto di sera. Soprattutto da quando lo sciopero di professori e tecnici, appoggiato dagli studenti, ha svuotato le aule. Quello che ospita l’università statale di Rio de Janeiro è conosciuto in città come il palazzo dei suicidi. Studenti, ma non solo. E’ come se i dodici piani anonimi, uniti tra loro da squallide rampe, attirino chi abbia la voglia di farla finita. La struttura, voluta e costruita dai generali all’epoca della dittatura per poter tenere tutti gli studenti sotto controllo e poter staccare la corrente durante le assemblee spiate, è particolarmente tetra, scura, con un’unica triste tonalità di grigio e un’architettura sgraziata.

L’opaco vuoto di colore dell’Uerj contrasta con la distesa di lucette che lampeggiano nelle case sulla collina di Mangueira, al di la della strada ferrata. Una delle più antiche e famose favelas di Rio. Ma il contrasto più forte è con le mille tonalità di luci sfavillanti emesse dalle migliaia di faretti che illuminano le prove della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Rio 2016 nello stadio Maracanà, giusto dall’altro lato della strada. E’ una singolare concentrazioni di contraddizioni quella che si verifica intorno all’università. Da un lato lo stadio costato due miliari di real per la ristrutturazione per i mondiali di calcio del 2014, dall’altro una favela parzialmente rimossa per riqualificare l’area in vista degli eventi sportivi internazionali. Dall’altro ancora la stessa università che ha quasi smesso di funzionare a gennaio a causa del taglio dei fondi provenienti dallo Stato di Rio de Janeiro in crisi economica e indebitatosi oltre il consentito per poter coprire le spese per le Olimpiadi.

E la rabbia di chi vede l’istituzione universitaria cadere in pezzi è tanta. “Stiamo assistendo in questi mesi all’adozione di scelte che vanno contro la Costituzione, dal momento che si sottraggono risorse dai capitoli di spesa cui erano state già destinate per destinarle al pagamento dei debiti”. Parola del professore Luiz Claudio Santamaria, uno dei sindacalisti più attivi nella stagione di scioperi iniziata a marzo. “Lo Stato che dovrebbe solo pensare a come offrire una sanità e un’educazione di qualità, toglie denaro da queste voci e lo sposta altrove. Per questo dall’inizio dell’anno anno l’Università non ha ricevuto più denaro da destinare alle ditte esterne che si occupano di raccolta rifiuti, sicurezza, manutenzione. Da gennaio questi lavoratori non hanno più ricevuto salario e a luglio sono stati licenziati con sette mesi di arretrato”. Le nuove aziende subentrate per pulizie e sicurezza hanno già segnalato anomalie. Anche i professori hanno avuto alcuni stipendi rateizzati e in ritardo e gli studenti sono rimasti senza borse di studio. Non c’è manutenzione però. “Mentre questa struttura è abbandonata al suo destino da gennaio senza una prospettiva di soluzione in futuro – dice Santamaria – non per tutto è lo stesso. A 200metri da qui c’è il Maracana, dove ci sarà la cerimonia di apertura dei giochi olimpici e questo crea una situazione conflittuale per docenti, studenti e per tutta la società carioca. Vedere in rovina un’università pubblica, popolare, con molti corsi di sera per dare possibilità di studio lavoratori, e prima a utilizzare le quote per favorire lo studio di neri e poveri, mentre al lato c’è uno stadio dove sono stati spesi due miliardi in ristrutturazione fa male”.

Il problema viene da lontano. “Se condizioni della nostra università stanno peggiorando sempre più non è un caso, ma il risultato di un processo lungo in cui lo Stato ha messo in un angolo gli insegnanti, la struttura di ricerca, la possibilità di un’educazione pubblica di qualità, al punto di renderci impossibile andare avanti”, afferma il professore Dario Sousa e Silva. “L’università così non può più portare avanti la propria missione sociale. In questo momento la priorità dello stato è costruire la fantasia di una città olimpica, la fantasia dei grandi eventi, in cui salute, educazione e benessere della popolazione sono una seconda o terza opzione. E ci sentiamo sempre più esclusi nella nostra città”.

Priorità è la parola più usata da tutti per spiegare la triste situazione dell’Uerj. Troppo corta la coperta dello stato per tutto. E quindi si deve scegliere. “Da quando siamo in sciopero, cinque mesi quasi, solo in questo periodo, il governo ha ottenuto due volte prestiti e finanziamenti per affrontare la crisi – racconta lo studente Victor Franco – solo che in entrambi i casi i soldi sono stati usati esclusivamente per le olimpiadi. Il primo prestito milionario è andato tutto nella costruzione della linea 4 della metropolitana. Lo scorso mese invece, dopo aver dichiarato lo stato di calamità, il governo ha incassato un altro prestito da quasi tre milioni, che ha destinato però tutto nella sicurezza relativa all’evento, perché ormai le olimpiadi stavano arrivando”.

Dopo l’invito a chiudere lo sciopero da parte del governo e qualche garanzia in più in fase di contrattazione di un accordo nell’assemblea legislativa dello Stato, Alerj, i professori hanno sospeso temporaneamente lo sciopero passando a stato di agitazione. Ma cambia poco. L’università funzionerà a singhiozzo durante le olimpiadi anche per diventare appoggio strategico per il Maracana. E soprattutto non è per lo sciopero che è stata ferma. “Lo stesso rettore ha detto che se chiudiamo con lo sciopero l’università non ha possibilità di funzionare – afferma la studentessa Daniella Monteiro – perché non ci sono le condizioni minime. Ci chiediamo quale sia per noi l’effetto positivo dei giochi tanto paventato dai governi. La nostra università oltre a esser stata svuotata e impoverita viene anche sfruttata per le olimpiadi”. Non solo parcheggio, però. “L’Aroldinho, l’edificio che ospita biologia, chimica e ingegneria chimica è stato invaso da una televisione che ha costruito sul terrazzo (il più vicino al Maracana), una piattaforma per trasmissioni televisive”, denuncia Jairo Ferreira, studente di medicina particolarmente affezionato al suo ateneo. “L’edificio è stato usato in maniera dannosa: hanno usato l’ascensore per caricare i materiali che spesso hanno ecceduto il peso, che hanno deteriorato, danneggiato e sporcato il pavimento. Sul tetto poi le piante che facevano parte di un esperimento di botanica e biologia sono state messe sommariamente da parte per far passare i materiali, distruggendo parte della ricerca e lasciando anche qualche mozzicone di sigaretta. Questa mancanza di attenzione per il nostro patrimonio culturale è inquietante”. Solo l’ennesimo abuso commesso in nome dell’interesse superiore delle Olimpiadi. Un evento che i carioca pagheranno economicamente e in termini di accresciuta ingiustizia sociale, per diverse generazioni. Molto diverso da quel indimenticabile ricordo sbandierato quando nel 2009 la città ha ricevuto i cinque cerchi.

Twitter: @luigi_spera