L’Associazione Nazionale Partigiani punta il dito contro il primo cittadino di Firenze, il renziano Dario Nardella. “Signor Sindaco, per la prima volta nelle ricorrenze della giornata della Liberazione di Firenze dall’occupazione tedesca (11 agosto 1944, ndr) – si legge in una lettera della segreteria Provinciale di Firenze dell’Anpi indirizzata all’erede di Matteo Renzi alla guida del capoluogo – nessun rappresentante dell’Anpi, erede dei partigiani che combatterono per la cacciata dell’esercito nemico, lasciando sul terreno, secondo le cronache, 205 morti e 435 feriti, è stato invitato a prendere la parola in ricordo di quella giornata, che meritò alla città la prima medaglia d’oro della storia repubblicana da parte del capo del Governo Ferruccio Parri“.

“Riteniamo incomprensibile e grave tale scelta – prosegue l’Anpi – in primo luogo verso le partigiane ed i partigiani che hanno combattuto per la città di Firenze. Ricordiamo che, come stabilito da una recente sentenza del tribunale militare di Verona, l’Anpi è storicamente l’erede, in forma statutariamente riconosciuta, di tutti quei gruppi e formazioni che dal 1942-’43 in avanti hanno costituito centro di riferimento collettivo di grandissima parte della popolazione italiana, che animata dal medesimo sentimento di restituire al Paese libertà e democrazia, ha agito nelle più avanzate forme, anche non necessariamente armate. Di quei gruppi e formazioni l’Associazione è l’erede spirituale, stante l’identità dei fini”.

“Vogliamo comunque credere che si sia trattato solo di uno sfortunato episodio – conclude l’Anpi – ed auspichiamo che i rapporti tra l’Anpi e l’amministrazione comunale possano rimanere all’interno del buon clima collaborativo su cui reciprocamente abbiamo sempre contato”.

I partigiani, al momento quelli fiorentini, aprono così un nuovo fronte di polemica con la stretta cerchia di personalità politiche che gravitano attorno al presidente del Consiglio. L’ultima occasione di scontro l’avevano fornita le parole di Maria Elena Boschi, che a maggio distingueva tra i “veri partigiani” desiderosi di votare sì al referendum e tutti gli altri. Ospite di Lucia Annunziata a In mezz’ora su Rai Tre, il ministro delle Riforme affermava: “L’Anpi come direttivo nazionale ha preso una linea (quella del no, ndr), poi ci sono molti partigiani, quelli veri, e non quelli venuti delle generazioni successive, che voteranno sì alla riforma”, argomentava, citando il 97enne partigiano “Diavolo” che aveva annunciato di voler votare sì al referendum. Le rispondeva prontamente il partigiano Eros, mentre la polemica montava furiosa: “Si vede che non conosce partigiani veri, perché siamo tutti per il no”.