In principio furono le polemiche sui nuovi direttori dei telegiornali Rai, con la sostituzione di Bianca Berlinguer al vertice del Tg3 e l’annessa dimissione dei parlamentari della minoranza dem dalla commissione Vigilanza. Poi è stata la volta della chiusura di Seiunozero, la trasmissione di Lillo & Greg in onda su Radio Rai, dove Carlo Conti si è appena insediato come direttore artistico. Quindi ecco il j’accuse di Francesca Fornario, che ha lasciato la sua trasmissione radiofonica, dopo aver denunciato una singolare consegna: vietato fare battute su Matteo Renzi.

Adesso la scure della nuova Rai renziana di Antonio Campo Dall’Orto e Monica Maggioni si abbatte anche su Scala Mercalli, l’ultimo programma cancellato da Rai Tre. Il motivo? “Abbiamo trattato argomenti che sono scomodi per qualsiasi governo, e il governo Renzi non fa certo eccezione. Basterebbe dire che siamo andati contro le trivelle e le grandi opere, e a favore di un’agricoltura sostenibile“, dice il conduttore e climatologo Luca Mercalli, in un’intervista al sito dell’Espresso con cui annuncia la chiusura del suo programma. Una decisione – quella dei vertici di viale Mazzini –  che ha subito fatto nascere una petizione su Change per riaprire Scala Mercalli. “Io ho fatto solo le mie scelte, prendendomi le mie responsabilità – continua l’ormai ex conduttore – È chiaro che sarei stato un ingenuo a pensare che non avrei sollevato un polverone con la puntata sui No Tav. Ma ci siamo sempre affidati a un metodo scientifico, un metodo da Pulitzer, da giornalismo d’inchiesta. Questi sono i fatti, ora se ci riuscite confutateli. Ma è un metodo che evidentemente non piace a chi sta in alto”.

Il riferimento è ad una puntata di Scala Mercalli sull’Alta velocità Torino – Lione, presa di mira dal senatore del Pd Stefano Esposito, che è arrivato a presentare un’interrogazione in commissione Vigilanza Rai contro i “22 minuti di propaganda ai No Tav” della trasmissione. “Se quell’interrogazione ha pesato sulla decisione di cancellare il programma? Penso proprio di sì”, dice sempre Mercalli. Che poi sottolinea di aver “sempre creduto fortissimamente nel servizio pubblico. Ci lavoro da 20 anni. Gli spettatori mi conoscono dal 2003, da Che tempo che fa con Fazio, ma collaboravo già da prima. Oggi faccio sempre più fatica a riconoscermi in questa Rai”.

Poche ore dopo l’intervista di Mercalli, ecco quindi che è arrivata la razione di Roberto Fico, presidente della commissione Vigilanza Rai.  “Convocheremo quanto prima vertici RadioRai per chiarire quello che è emerso negli ultimi giorni. Nessuna censura sulla satira è accettabile”, scrive su twitter l’esponente del Movimento 5 Stelle.

Appena ieri, infatti, la giornalista satirica Francesca Fornario aveva denunciato con un post sul suo profilo facebook, le nuove consegne arrivate nella redazione del suo programma, Mamma non Mamma, in onda su Radio Due. “Ricapitolando – ha scritto l’autrice – niente battute su Matteo Renzi, niente politica, niente satira, niente personaggi, niente imitazioni, niente copioni, niente scenette qualunque cosa siano, niente comicità e che altro… ah, niente battute sul fatto che non si può dire comunista. Quel che resta – il mio imbarazzo e il bene che ci vogliamo io e Federica Cifola – va in onda ogni sabato e domenica in diretta su Radio2, dalle 18 alle 19.30″. La denuncia della Fornario aveva scatenato le polemiche e alla fine la giornalista satirica ha deciso di abbandonare la sua trasmissione, mentre Luca Telese spiegava che “se fossimo in un Paese civile, dovrebbero dimettersi il capostruttura che le ha trasmesso questa consegna, e – se la disposizione venisse da lui – il neo-direttore artistico Carlo Conti, e i direttori di rete che gli stanno consentendo di comportarsi come Attila nel palinsensto della Rai”.

Appena qualche giorno prima, tra l’altro, era stato cancellato, sempre dai palinsesti di Radio Due,  Seiunozero, il programma di Lillo & Greg, con Conti che però si era difeso, sottolineando che “quasi tutti i programmi sono stati confermati nella loro collocazione (o in collocazioni migliori ). Quindi le accuse ed il polverone di questi giorni è stato sollevato partendo da notizie e affermazioni non corrette”. La polemica si era fatta rovente soprattutto quando i senatori del Pd Miguel Gotor e Federico Fornaro avevano deciso di dimettersi dalla commissione di Vigilanza Rai. Il motivo? Le nuove nomine dei direttori dei tg approvate dal cda di viale Mazzini, che –  secondo i due esponenti della minoranza dem – “sono state fatte in modo non trasparente, penalizzando competenze e professionalità interne, come ad esempio nel caso di una giornalista autorevole quale Bianca Berlinguer, senza che emergano un profilo e una visione di un moderno servizio pubblico”. “Il Pd – aggiungevano – non è nato per riprodurre i vizi del passato, ma per cambiare l’Italia e, convinti che un altro Pd sia possibile, ci dissociamo da uno stile e da un costume politico che non ci appartiene”.

Al vertice del Tg2, infatti, Campo Dall’Orto ha promosso l’ex vicedirettrice Ida Colucci, in passato spesso indicata come vicina a Forza Italia e al centrodestra, autrice dell’intervista in cui il premier Renzi andò all’attacco della “vecchia guardia Pd“, nel settembre del 2014.  Il posto di Berlinguer come direttrice del tg della terza rete, invece, è stato affidato a Luca Mazzàil vicedirettore di Rai3, che nell’ottobre del 2015 aveva lasciato l’incarico di responsabile di Ballarò. Il motivo? L’atteggiamento a suo dire eccessivamente critico del talk show di Massimo Giannini nei confronti del governo Renzi. Sono queste le sostituzioni e le promozioni che da più parti hanno fatto avanzare un paragone: questa Rai è simile a quella di Berlusconi? Oggi Mercalli non ha dubbi:Direi che, a guardare dall’esterno, si fa molto presto a poterlo dire“.

In un successivo intervento sull’Huffington Post, il dimissionario Fornaro ha sollecitato un intervento del presidente della Rai Monica Maggioni spiegando che, se fosse confermato che Radio Rai censura la satira di Francesca Fornario su Matteo Renzi, “si starebbe oltrepassando il limite“. “Dopo la normalizzazione dei telegiornali – ha detto il senatore Pd-, con l’allontanamento dalla direzione del Tg3 della non allineata (a Palazzo Chigi) Bianca Berlinguer, siamo arrivati alla censura preventiva della satira contro il presidente del Consiglio e i politici in genere?”. E conclude: “Non era stato lo stesso Renzi ad annunciare – prima del suo insediamento nei palazzi del Potere – che con lui i partiti sarebbero rimasti fuori dalla Rai? Un po’ di coraggio, dunque, Presidente Maggioni: batta un colpo contro la normalizzazione, nell’interesse primario della Rai e degli italiani che pagano il canone”.