La festa promozione dello scorso 28 maggio a Wembley è soltanto un amaro ricordo per i numerosi tifosi dell’Hull City, una delle venti squadre che sabato scenderanno in campo per la prima giornata di Premier League. Se tre mesi fa, Kingston upon Hull, città portuale dell’East Riding of Yorkshire festeggiava il salto di categoria nella finale play off con lo Sheffield Wednesday, ora sta attraversando uno dei periodi più cupi e tristi della sua storia.

Da diverse settimane infatti la situazione in casa Tigers è completamente allo sbando, senza un allenatore ufficiale e soprattutto senza una squadra valida per potersi presentare ad un normale incontro di campionato. Steve Bruce, indimenticato tecnico del passaggio dalla Championship alla Premier e della storica finale di FA Cup persa nel 2014 contro l’Arsenal, si è dimesso lo scorso 22 luglio per problemi interni e divergenze generali. Mentre ancora più paradossale sembra la situazione della rosa che attualmente tra infortunati a lungo termine e cessioni conta soltanto nove giocatori disponibili.

Nessun rinforzo è infatti giunto per affrontare con determinazione la Premier e puntare non senza le normali difficoltà da matricola a una onesta salvezza. L’unico nuovo volto è quello del portiere 18 enne Will Mannion, prelevato dall’ACF Wimbledon di League One (la nostra Lega Pro), ma troppo giovane e inesperto per potersi considerare una solida garanzia tra i pali. Così ha suscitato scalpore la fotografia scattata nei giorni scorsi dal difensore Curtis Davis durante il ritiro in Austria e che raffigura la squadra composta da soli nove giocatori in posa come se fosse la formazione ufficiale.

Lo scorso 6 agosto, i Tigers in assetto da auto-gestione sono riuscite ad affrontare in amichevole il Torino di Mihajlović e sebbene siano scese in campo imbottite di giovani e guidate dal tecnico ad interim Mike Phelan, in passato assistente di Bruce, hanno limitato i danni perdendo 2-1 con una rete dell’ex Palermo Abel Hernandez. Il motivo di tutto questo caos sembrerebbe da ricercarsi nella scelta paradossale dell’attuale proprietario, il magnate egiziano Assem Allam, che non essendo riuscito a cambiare il nome da Hull City a Hull Tigers si sarebbe vendicato chiudendo i rubinetti.

Allam, aveva acquistato il club nel 2010, salvandolo dal fallimento e due anni dopo aveva ottenuto la promozione in Premier League con i conti in ordine e i debiti saldati. A far scatenare oggi la rabbia da parte dei tifosi gialloneri sarebbe stata inoltre la decisione di togliere le agevolazioni per i biglietti d’ingresso al KC Stadium di bambini e pensionati. Ormai non c’è più nessuna comunicazione concreta tra la società Hull City e il mondo esterno, così come la dirigenza stessa sembra avere alzato un muro inamovibile con la parte più affezionata della tifoseria, quello che rimane sono semplicemente 112 anni di storia abbandonati in un limbo, con il sogno di ritornare in Premier dopo appena un anno di purgatorio, che sta lentamente scomparendo.

Se Burnley e Middlesbrough, le altre due neopromosse hanno invece allestito due rose competitive per ben figurare nel paradiso del calcio, l’Hull City così come è messo rischierebbe di vedere già il baratro a gennaio, con la possibilità di conquistare diversi record negativi sempre più concreta. E sabato proprio al KC Stadium, sarà ospite il Leicester campione in carica di Claudio Ranieri e Jamie Vardy, che dopo aver perso domenica pomeriggio la Community Shield potrebbe infliggere la prima lezione a Hernandez e compagni. Dopo tutto, affrontare la Premier League da neopromossi è un po’ come andare all’università per la prima volta e discutere la tesi di laurea.