La coppia uccisa a coltellate nel condominio di Mazara del Vallo lo scorso 5 agosto sarebbe stata uccisa da Ben Saada Ouajidi, un tunisino di 34 anni trovato suicida, impiccato secondo Repubblica, ieri nella sua casa di contrada Ranna, a Marsala. Ieri, durante la perquisizione effettuata nell’abitazione del tunisino, che avrebbe ucciso a coltellate Angelo Cannavò e Rita Decina di 29 e 28 anni, gli agenti della scientifica di Palermo hanno sequestrato un grosso coltello, tanto da far ipotizzare inizialmente che si trattasse di un machete, compatibile con quello utilizzato per il duplice omicidio e abiti sporchi di sangue. Alcune tracce di sangue sono state trovate anche sull’auto del 34enne. I sospetti si erano concentrati su Ouajidi dopo che alcuni giorni fa, nella casa delle vittime, era stato trovato un tablet la cui scheda sim era intestata al tunisino.

Secondo la Mobile di Trapani e il commissariato di Mazara del Vallo, il movente del duplice omicidio sarebbe un debito di droga contratto dal tunisino nei confronti della coppia: nella casa della coppia erano anche state sequestrate diverse dosi di stupefacenti. Gli inquirenti non escludono che il tablet stesso sia stato consegnato dal 34enne, come pegno del debito: infatti Cannavò era solito farsi pagare . Intorno all’orario dell’omicidio, la macchina di Quajidi è stata ripresa dalle telecamere di videosorveglianza mentre arrivava a casa della coppia, per poi allontanarsi. Gli inquirenti avevano ascoltato anche alcune testimonianze dei familiari, dei vicini di casa e degli amici delle vittime.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Rita Decina, uccisa mentre cercava di scappare per le scale dopo aver assistito alla lite tra il suo fidanzato e il tunisino, prima di morire aveva cercato di scrivere le iniziali dell’assassino con il proprio sangue sul muro del pianerottolo dov’è stata trovata, le quali sono state ritrovate soltanto abbozzate. Sin dall’inizio gli investigatori avevano seguito la pista della droga. Il quartiere dove abitava la coppia è infatti considerato una base dello spaccio della zona.

Il tunisino si è ucciso nell’abitazione dove abitava con la madre, prima della morte del patrigno italiano. Secondo Repubblica, aveva lavorato per molto tempo sul peschereccio del patrigno.