A Piacenza le unioni civili si celebreranno non nel Salone Pierluigi di Palazzo Farnese, ma alla sede dell’anagrafe. Il sindaco del Pd Paolo Dosi ha infatti negato la sala dove si officiano i matrimoni civili, concedendo solo la struttura di viale Beverora. La decisione ha scatenato la protesta del senatore dem Sergio Lo Giudice e della collega Monica Cirinnà (Pd), autrice del testo divenuto legge, che in una nota congiunta ricordano al primo cittadino del loro partito “che la legge 76/2016 sulle unioni civili prevede al comma 20 che le disposizioni che si riferiscono al matrimonio ovunque ricorrono, non solo nelle leggi ma anche nei regolamenti e negli atti amministrativi, si applicano anche alle unioni civili. Il sito del Comune di Piacenza indica come sede per la celebrazione dei matrimoni civili Palazzo Farnese, ed è lì che andranno celebrate anche le unioni civili. Ogni impedimento a questo diritto sarebbe illegittimo. Speriamo – aggiungono Cirinnà e Lo Giudice – che il Comune di Piacenza intenda muoversi nell’ambito della legalità e non voglia essere esempio di quei trattamenti discriminatori che troverebbero comunque risoluzione in un’aula di tribunale”.

Pronta la reazione dell’amministrazione comunale, che non sembra disposta a fare marcia indietro: “Nessuna discriminazione, né disparità di trattamento tra matrimoni e unioni civili – sostiene l’assessora ai Servizi al Cittadino, Giorgia Buscarini – La normativa sulle unioni civili rappresenta un fondamentale passo in avanti per la tutela dei diritti della persona ed è proprio per questo che il Comune di Piacenza intende adempiere da subito alla legge, dando già entro questo mese la possibilità, a chi lo aspetta da tanto, di sancire ufficialmente il proprio legame affettivo. Abbiamo messo a disposizione non uno spazio di serie B, ma una sala già destinata ai matrimoni: il nostro Regolamento cita esplicitamente non solo Palazzo Farnese, ma anche la casa comunale, che è la sede di viale Beverora”. “Anche a nome del sindaco – conclude Buscarini – ritengo che il Comune di Piacenza non abbia certo bisogno di lezioni o insegnamenti in materia di rispetto delle persone e dei loro diritti. Spiace doverlo ribadire per respingere accuse pretestuose e infondate”.

Interviene anche l’Arcigay L’Atomo di Piacenza. “Sappiamo già di alcune coppie che, dopo avere saputo della negazione del Salone Pierluigi, hanno minacciato di andare a unirsi civilmente in Comuni meno problematici del nostro dove sanno per certo che verranno trattate al pari degli altri cittadini, e non come una sottocategoria che, in un’occasione così importante, deve subire l’umiliazione di vedersi relegata in qualche angusto ufficio comunale (con i testimoni e gli invitati al seguito, e sempre che nel suddetto ufficio possano tutti trovare posto). Vorremmo invitare chi di dovere a rivedere le sue posizioni e a rivalutare l’incompatibilità del Salone Pierluigi con le Unioni Civili, e non tanto per la minaccia di azioni legali paventata da due Senatori della Repubblica, quanto per una questione di principio e di uguaglianza”.